Istat, produzione industriale italiana in calo del 28,4%

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Avatar di Stefano Fossati 12 Maggio 2020 | 13:00

A cura di Paolo Pizzoli, Senior Economist di Ing

Secondo l’Istat, la produzione industriale italiana ha subito una contrazione del 28,4% a marzo (a febbraio era in calo dell’1%). Il dato rettificato per i giorni lavorativi mostra una diminuzione del 29,3% anno su anno (-2,3% anno su anno a febbraio). In entrambi i casi, si tratta del maggior calo della serie storica disponibile che parte dal 1990. La produzione industriale ha subito in un solo mese una contrazione più alta di quella registrata nell’intera crisi del 2008/2009.

Considerate le tre settimane di lockdown completo, l’entità della contrazione non è una grande sorpresa, né lo è il fatto che tutti i principali aggregati, beni consumo, beni di investimento e beni intermedi, insieme all’energia, sono risultati profondamente in rosso, con una diminuzione a due cifre nel mese di marzo. A livello settoriale, notiamo che i settori più colpiti sono stati i mezzi di trasporto e i prodotti tessili e in pelle, tutti in contrazione di oltre il 50% su base annua; non sorprende che solo il settore alimentare, meno colpito dal blocco, sia stato in grado di limitare i danni, in contrazione di “solo” il 6,5% anno su anno.

Ad aprile previsto un peggioramento, prima che la situazione migliori

Con l’economia in blocco per l’intero mese, i dati della produzione di aprile saranno probabilmente peggiori. In mancanza di segnali dai dati sulla fiducia delle imprese, non comunicati ad aprile dall’Istat a causa di problemi di raccolta dati, il calo del Pmi manifatturiero al 31,1 di aprile (dal 40,3 di marzo) ha già fornito prove qualitative inequivocabili di un ulteriore peggioramento.

Dando per scontato che le cose peggioreranno prima di migliorare, la grande domanda è quanto velocemente sarà la ripresa. Sospettiamo che il recupero non sarà a “V”, dimostrandosi invece solo graduale. Da un lato, le misure messe in atto dal governo italiano a sostegno delle imprese e delle famiglie non sono ancora filtrate nel tessuto economico come previsto, dando origine, secondo alcuni osservatori, a una carenza di liquidità per molte imprese. Ciò è chiaramente accentuato dal numero elevato di piccolissime imprese nel tessuto industriale italiano, e dal fatto che queste sono intrinsecamente più vulnerabili dal punto di vista finanziario rispetto alle imprese di maggiori dimensioni. D’altra parte, la natura stessa della crisi epidemica lascia pensare che alcune forme di distanziamento sociale rimarranno probabilmente in vigore per tutta l’estate, obbligando molte imprese a operare ben al di sotto della piena capacità produttiva. Certo, questo potrebbe essere più contenuto nei settori manifatturieri, ma lo stesso non avverrà per i settori dell’ospitalità, della ristorazione e del tempo libero.

L’impatto indiscriminato del lockdown

Il prossimo pacchetto di supporto dovrebbe aiutare la fuga dalla recessione nel terzo trimestre 2020

Il governo italiano è ovviamente ben consapevole di questo rischio e sta lavorando a un nuovo pacchetto di sostegno, che dovrebbe valere circa 55 miliardi di euro e che sarà reso noto molto presto. Riteniamo che questo non impedirà un aggravamento della recessione dell’economia italiana nel secondo trimestre del 2020, ma le misure dovrebbero aiutare a uscirne prima (nel terzo trimestre), sebbene a un ritmo non spettacolare. Attualmente prevediamo una contrazione media del Pil italiano del 9,8% nel 2020.

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