Dollaro “toro”

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di Redazione 1 Febbraio 2010 | 10:46
E’ un momento propizio per essere “bullish” sul greenback: da dicembre, il dollaro si è rafforzato drammaticamente (grazie ai NFP e al Pil) contro ogni altra valuta.

In particolare, l’Euro è stata la vittima più grande: un calo dell’8% in due mesi è notevole, e riflette principalmente le differenze nelle finanze pubbliche delle due aree (ricordiamolo: probabilmente il 2010 sarà l’anno della riconferma del debito/pil come driver fondamentale della forza relativa di una valuta contro un’altra).

Se l’euro sta perdendo di più contro il greenback, il Cad invece si mostra resistente. Ogni cambista degno di tale nome dovrebbe capire a grandi linee il perché: in un ambiente di mancata inflazione (dove quindi i driver principali del Cad come le commodities hanno poca importanza) dove l’importanza è accentrata su Pil e finanze pubbliche, i destini di USA e Canada sono legati inesorabilmente: partner commerciali per antonomasia, consumi e produzione nei due paesi sono in qualche modo legati.

Ma venerdì cos’è successo di particolarmente rilevante? Il Pil USA stimato per il 4° trimestre 2009 è uscito a 5,7%, dove le attese erano per un 4,5%. Ma non tutti i trader sono rimasti colpiti da questo dato (mancanza di fiducia?) perché in effetti l’azionario è sceso e i rendimenti obbligazionari sono scesi. Questo potrebbe far pensare che alcuni trader “contrarian” stanno sempre pensando che questo dato, inesorabilmente backward-looking, non porti implicazioni degne di nota per quanto concerne il futuro dell’economia statunitense. In effetti, l’incremento del Pil è stato dovuto per il 60% all’incremento delle scorte perché i consumi rimangono ancora deboli.

Vedremo di più su questo dato durante la settimana perché dobbiamo assistere all’uscita di diversi market movers importanti: ISM manifatturiero e dei servizi e NFP; mentre per l’area euro abbiamo già visto il tasso di disoccupazione salire a 10%, il dato più alto da quando siamo l’UE.

Per chi invece volesse sapere se l’EurChf è salito così tanto per qualche intervento della SNB, rimarrà deluso dalle news (pare che la SNB non abbia rilasciato alcuna dichiarazione a proposito) ma confortato nei fatti (la maggior parte degli investitori ancora in EurChf sta scommettendo sulla protezione di un nuovo corridoio, quindi sono tendenzialmente long e possono aver beneficiato da questo rialzo).

In quanto a dati oggi, abbiamo alle 10 il PMI manifatturiero dell’area euro, poi alle 10.30 il PMI manifatturiero UK, il Personal Income USA alle 14.30 e l’ISM manifatturiero USA alle 16.00. Come sempre la raccomandazione: facciamo trading sulla price action, non su quello che crediamo di sapere.

EurUsd – Grafico daily

Passiamo alla consueta analisi tecnica dove notiamo ancora una grande decisione del dollaro, nei confronti della moneta unica.

Rotto il livello di supporto di 1.4040, la settimana scorsa, sembrano poterci essere tutte le premesse per rivedere un cambio a 1.3750 (punto obiettivo successivamente alla rottura di 1.4220, nonché minimo del cambio da maggio dello scorso anno) prima di quanto ci aspettassimo.

L’idea di ancora una figura a ribasso è supportata dallo spazio residuo, sugli stocastici di lungo, per entrare stabilmente in territorio di ipervenduto. Un grafico giornaliero suggerisce che il punto di inversione, di questa tendenza profondamente ribassista, potrebbe trovarsi a 1.4180, dove transitano i massimi di tre candele consecutive a cavallo dell’inizio di settimana scorsa.

Anche osservando un grafico giornaliero di cable si può notare come non manchi molto per rivedere un minimo precedente di chiara importanza. Stiamo ovviamente parlando di 1.5830, visto a dicembre, in grado di fermare una tendenza ribassista di 10 figure in poco più di un mese. È indubbio che oltre questo livello si potranno trovare gli ordini di stop delle posizioni lunghe di sterline e che quindi, successivamente ad un’ipotetica rottura, si potrebbero scatenare movimenti veloci sino al successivo 1.57 figura.

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