Settimana ricca di decisioni

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di Redazione 2 Febbraio 2010 | 08:00
Tre decisioni di banche centrali, dati USA, dati canadesi e poi il rischio weekend: i ministri delle finanze del G7 unitamente ai banchieri centrali si riuniranno questo weekend. Tutto questo potrebbe generare scossoni “interessanti” nel mercato.

Che settimana ricca che si è appena aperta. Avremo ancora 3 decisioni di banche centrali, dati USA, dati canadesi (come dicevamo ieri, un po’ più importanti del solito in ottica di partner commerciale principale per gli USA), e poi il rischio weekend: i ministri delle finanze del G7 unitamente ai banchieri centrali si riuniranno questo weekend (5-6 febbraio) e qualsiasi menzione della recente volatilità del mercato FX genererà scossoni “interessanti” nel mercato. Una nota d’eccezione riguarda domani: sarà il giorno del giudizio per il piano di rientro nei ranghi da parte della Grecia. La commissione europea ricercherà un piano sostenibile visto che manca poco al crollo totale della fiducia nella Grecia che più auspicabilmente sarà salvata in qualche maniera dagli altri componenti dell’UE. Non dobbiamo preoccuparci comunque: l’Italia non è in grado di aiutare la Grecia, visto che le nostre finanze non godono di un’ottima salute. Passando in rassegna i dati di ieri: qualcuno avrà pur preso profitto sullo short EurUsd visti i dati “misti”. L’ISM manifatturiero è salito a 58.4, il livello più alto da 5 anni a questa parte mentre redditi privati e spesa privata ancora sono uscite inferiori alle attese. Stanotte invece la RBA ha colto alla sprovvista il mercato, lasciando i tassi fermi al 3,75% (mentre era scontato un rialzo dello 0,25%). Ovviamente l’Aussie è crollato di oltre 120 pip, mentre il governatore Stevens ha dichiarato che hanno preferito “errare sul lato della cautela” per meglio capire le condizioni dell’economia australiana. A nostro avviso è più una mossa d’attesa questa, diretto ad altro: oramai la Cina gioca un ruolo importante negli equilibri del Pacific Rim e le autorità monetarie discuteranno anche di questo nel meeting che arriva il weekend venturo.

Infine vediamo quali dati ci attendono oggi: dopo le vendite al dettaglio della Germania (ore 8.00) avremo il PMI Costruzioni UK (ore 10.30), l’indice dei prezzi alla produzione dell’area euro (ore 11.00) e infine chiudiamo con i Pending Home Sales USA alle ore 16.00. Dati che, a parte il PPI area euro, non dovrebbero scuotere il mercato ma che fanno comunque parte del puzzle dei fondamentali che determinano la forza relativa delle valute. Ricordiamolo: l’analisi tecnica ci illustra il contesto di mercato in cui siamo; ma il contesto viene creato dai fondamentali, che quindi vanno sempre tenuti in considerazione.

 

 

Dopo una costante discesa, che ha portato l’eurodollaro a evidenziare 5 candele negative su sei, abbiamo avuto ieri una prima ripresa dei prezzi. 1.3850 infatti è risultato un buon livello di supporto nella nottata di domenica e si pone ora di diritto come livello di protezione al più importante punto di arrivo, una figura esattamente al di sotto 1.3750. Sono due invece, attualmente, i livelli  di resistenza a cui potrebbe spingersi il cambio, ipotizziamo per poi continuare questa forte tendenza ribassista: sono precisamente 1.4030 e il ben più noto 1.4220.

Fra i tre cambi più scambiati dal mercato, sicuramente il UsdJpy è quello ultimamente più stabile: ci troviamo in una zona di equilibrio a 90.80. La grande tendenza ribassista degli ultimi mesi è ancora perfettamente intatta e vale la pena ricordare, ancora una volta, come il grande livello di inversione di questo trend ribassista si trovi per i prossimi giorni a 92.50-70.

Molto interessante la situazione grafica del cable. Come ipotizzato ieri infatti il cambio ha trovato un ottimo livello di supporto, alla forte discesa, precisamente sul precedente livello di minimo significativo, 1.5840 visto il 30 dicembre scorso, disegnando così una perfetta figura di doppio minimo. Rispetto ai prezzi attuali questa idea ha un obiettivo di una figura più su, e precisamente al livello di 1.6080, precedente livello di supporto del cambio. Non è necessario ricordare che alla ipotetica rottura del doppio minimo, si potrebbe verificare un aumento consistente della volatilità a ribasso.

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