Svizzera vs Germania, 1500 evasori per Angela

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Avatar di Giacomo Berdini 2 Febbraio 2010 | 10:15
Una spia anonima ha offerto al fisco tedesco i dati bancari di 1500 contribuenti con conti secretati in Svizzera e in cambio ha chiesto il pagamento di 2,5 milioni di euro, ma il governo federale temporeggia. La scelta è ardua, da un lato si stima un flusso per l’erario di 100 milioni di euro, dall’altro una crisi diplomatica con la Svizzera.

Continuano i giochi di spionaggio bancario che ci riportano ai tempi della Guerra Fredda. Come nelle migliori Spy Story al centro di questa vicenda c’è un dischetto, contenente non informazioni militari ma dati riguardanti i conti bancari svizzeri di ben 1500 contribuenti tedeschi.
La notizia è stata diffusa dal giornale tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung” il quale afferma che la spia bancaria anonima avrebbe chiesto al governo tedesco un compenso di 2,5 milioni di euro in cambio delle sue informazioni in grado, secondo le prime stime, di far affluire nelle casse statali oltre 100 milioni di euro di tasse evase.
Fonti vicine al governo tedesco e riportate dal Wall Street Journal affermano che i dati sarebbero stati sottratti dal database di una banca tedesca.

Com’è facile immaginare la vicenda sta rendendo teso il clima tra le due nazioni europee e il ministro dell’Economia svizzero Doris Leuthard, a margine del  World economic Forum di Davos, si è rivolta ai colleghi tedeschi asserendo che l’utilizzo di quei dati bancari ottenuti illegalmente risulterebbe “difficile, per uno stato di diritto”, perché significherebbe “essere complici di criminali. E questo è contro la legge”.
La spia che intende fornire questi 1500 nominativi sembra essere affidabile e determinata, avendo già peraltro consegnato al ministero delle Finanze un campione di dati riguardanti 5 evasori, il cui controllo ha permesso di scoprire che il fisco tedesco potrebbe incassare oltre un milione di euro ciascuno.
Ma molti equilibri sono in gioco, e la scelta non è semplice. Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, infatti, ancora non ha preso una decisione in merito all’acquisto di questi dati, ma intanto per i 5 cittadini controllati nel “campione” il tempo per un’autodenuncia è già scaduto, come dichiarano fonti ministeriali: “Ormai per loro è troppo tardi”, spiegano, “anche se ancora non sanno di essere stati scoperti”.
Questi elementi farebbero pendere la bilancia dalla parte di chi vorrebbe accettare l’offerta dell’anonimo informatore.
Eppure ci sono dei precedenti che certamente scoraggiano l’esecutivo dal prendere questa decisione con leggerezza. Nel 2008, infatti, la Germania fu scossa da uno scandalo fiscale con pochi precedenti. Sempre grazie ad una soffiata di un istituto finanziario del Liechtenstein, erano state portate in emersione numerose fondazioni create da tedeschi con l’obiettivo di evadere il fisco.
Il governo tedesco era comunque riuscito a recuperare più di 500 milioni di euro, quindi la vicenda Svizzera scoppiata nel corso del weekend ha suscitato un vivace dibattito interno al governo democristiano-liberale. Alcuni esponenti politici si sono detti contrari a pagare un individuo per ottenere dati ottenuti illegalmente, ma altri hanno spiegato invece che la lotta all’evasione fiscale deve poter contare su ogni mezzo.

Per quanto riguarda l’istituto coinvolto, le scommesse sono ancora aperte: il Financial Times Deutschland sostiene che la banca coinvolta è la HSBC, la stessa interessata dallo scandalo con la Francia, mentre Handelsblatt parla di UBS, che ancora vive un periodo di maretta a causa della questioni aperte con gli Usa.
I rapporti tra Germania e Svizzera hanno già attraversato un momento difficile tra il 2008 e il 2009, quando al potere a Berlino era una Grande Coalizione. L’allora ministro delle Finanze socialdemocratico Peer Steinbrück aveva criticato severamente il segreto bancario svizzero e provocato un incidente diplomatico. Il governo federale sta quindi cercando in queste ore di calmare le acque per evitare un nuovo scontro con Berna.
Secondo uno studio citato dalla Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, i tedeschi avrebbero accumulato in Svizzera risparmi fino a 175 miliardi di euro e  altri 85 miliardi di euro sarebbero parcheggiati in Lussemburgo. La lotta all’evasione fiscale è raddoppiata in tutti i paesi industrializzati negli ultimi anni, complice una crisi economica e finanziaria che sta mettendo a durissima prova i bilanci pubblici.

Secondo indiscrezioni emerse questa mattina, Berlino sarebbe pronta a pagare l’informatore.
In risposta alla domanda cruciale: “Bisogna pagare per conoscere i nomi?”, il Cancelliere tedesco ha risposto:
“Come qualunque persona ragionevole penso che gli evasori fiscali vadano puniti. Ecco perché va fatto tutto il possibile per avere questi dati”, ha dichiarato Angela Merkel.
Ma la risposta dal mondo finanziario elvetico è immediata: “Dal governo svizzero ci aspettiamo che eserciti la sua influenza e che convinca il governo tedesco a non comprare questi dati”, dice Thomas Sutter, dell’Associazione Banche Svizzere, che conclude affermando la natura disonesta di queste informazioni: “Ci aspettiamo inoltre che il governo svizzero non dia alcuna assistenza amministrativa nel caso in cui sia avanzata qualunque richiesta riguardante dati rubati”.

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