Gordon di Sherwood

A
A
A
di Giacomo Berdini 2 Febbraio 2010 | 11:00
Robin Hood Obama ha lanciato una tendenza che ha coinvolto la politica finanziaria di molti paesi. Il governo britannico, dopo l’introduzione della tassa sulle banche, alza l’aliquota sul reddito personale dei super-ricchi, che minacciano l’esodo.

Il governo britannico ha deciso di aumentare l’aliquota sul reddito a livelli massimi per chi guadagna più di un milione di euro all’anno.
A partire da aprile, infatti, le tasse saranno alzate dal 40% al 50% per i redditi superiori a 150.000 sterline, rendendo Londra più costosa di Hong Kong e NewYork.
Un inglese che guadagni più di un milione di euro l’anno, da aprile dovrà versare allo Stato britannico ben 491.278 sterline in tasse, tre volte più che a Hong Kong e 58.500 sterline in più rispetto alla Grande Mela. Per la prima volta dal 1989 i ricchi inglesi pagheranno più imposte di quelli francesi o tedeschi.

La mossa escogitata dal primo ministro Gordon Brown, in vista di elezioni a giugno, s’inserisce nell’ottica del proseguimento dello sforzo intrapreso per rendere il mondo finanziario “servo del popolo e dell’industria, e non loro padrone”, ma l’efficacia di questo aumento è tutta da vedere.
Società come la Tullett Prebon o la BlueCrest Capital Management hanno dichiarato che sposteranno alcune operazioni oltre frontiera per schivare l’incremento delle aliquote, ma l’esecutivo non si scoraggia: “Sono certo che sette milioni  e mezzo di londinesi saranno colmi di gioia”, afferma Brendan Barber, segretario generale del Trades Union Congress, “La recessione che è costata molti posti di lavoro ai londinesi è scaturita dal sistema finanziario. È giusto che ora siano i super-ricchi a dare un giusto contributo per riparare il danno”.

L’aumento delle tasse sul reddito personale giunge peraltro dopo l’imposta del 50% sui bonus superiori a 25.000 sterline assegnati ai banchieri, inoltre, la tassa che sarà applicata a 20 mila banche porterà nella casse del Tesoro circa 550 milioni di sterline.
Ma i ricconi non ci stanno e minacciano l’esodo:
“Il talento è mobile”, commenta John Varley, ceo di Barclays, la seconda banca britannica, “E se i migliori talenti di un Paese non si sentono a loro agio emigrano. Per la nostra economia non sarà un bene se le persone di talento concluderanno che è meglio stare a Madrid, New York o Singapore”, conclude.
Non sapevo che il talento ora coincidesse con le dimensioni del conto in banca o con la macchina che si guida, ma evidentemente questi sono i tempi in cui viviamo.
Il talento migliore sembra sia invece quello di riuscire a combinare guai colossali senza poi pagarne le conseguenze e se Londra diventa cara per i responsabili della recessione finanziaria non lo è per la gente comune, poiché con la svalutazione della sterlina e il calo degli affitti la capitala sul Tamigi non si trova più nella top ten delle città ove il costo della vita è tra i più alti del mondo.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Sarah Brown senza veli

UK privatizza 17 miliardi di asset statali

Banche – Lloyds valuta altre strade

NEWSLETTER
Iscriviti
X