Neuberger Berman: non siamo ancora usciti dalla crisi Covid-19

A
A
A
Avatar di Stefano Fossati 27 Maggio 2020 | 12:30

A cura di Erik L. Knutzen, Cfa, Caia, Chief Investment Officer Multi-Asset Class di Neuberger Berman

Pianificando le strategie di investimento in base ai possibili scenari riusciamo a focalizzarci meglio sui risultati raggiunti anziché sui traguardi che speriamo di raggiungere. Il 5 maggio, l’Asset Allocation Committee di Neuberger Berman ha tenuto una riunione straordinaria per fare il punto sul “playbook” per l’emergenza coronavirus e sulle view d’investimento, inizialmente delineate sul finire del primo trimestre.

Secondo il nostro playbook, le probabilità di uno scenario ribassista con curva di recessione a “L” si collocavano al 15%, mentre quelle di una curva a “V” (prospettiva rialzista) erano del 20%. Allo scenario di base, con curva a “U”, assegnavamo invece un 65% di probabilità. Le view di asset allocation sottolineavano la necessità di muoversi con cautela, privilegiando le large cap statunitensi di qualità e il credito investment grade. L’apparentemente robusto rally di aprile è stato di fatto trainato dalle azioni e obbligazioni dei settori difensivi, a riconferma della validità delle nostre preferenze in termini di asset class.

I membri del Comitato hanno pertanto ribadito le view iniziali, aprendo alla possibilità di un rapido riposizionamento degli investimenti – in direzione delle large cap cicliche o value, delle small e mid cap di miglior qualità, delle obbligazioni high yield e degli asset non statunitensi – qualora i dati dovessero cessare di sorprendere al ribasso e iniziare a sorprendere al rialzo.

Stando ad alcuni segnali colti la settimana scorsa, gli investitori si starebbero preparando a compiere questa mossa. Si potrebbe peccare di eccessivo ottimismo nel prospettare una ripresa a “V”, mentre sembrerebbe opportuno ridurre le probabilità di una curva a “L” o, addirittura, escludere del tutto una simile ipotesi.

Vaccino

La fiducia è alta e i motivi non mancano. La Cina è tornata al lavoro da sei settimane e, da due, anche buona parte dell’Europa sta lentamente ritornando alla normalità. Negli Stati Uniti, più della metà degli Stati sta allentando le misure di lockdown. E stando ai dati raccolti, non si prospetta alcuna vera seconda ondata di contagi.

Sul campo, l’uso delle carte di credito ha segnato una ripresa, come pure i contatti con gli agenti immobiliari e le corse in taxi. Alcune linee aeree riferiscono che le nuove prenotazioni superano le cancellazioni.

Sul fronte politico, banche centrali e governi hanno rassicurato i mercati di avere ancora carte da giocare. In Europa, Francia e Germania hanno usato tutto il loro peso presentando un piano per un’emissione obbligazionaria da 500 miliardi di euro che avrebbe lo scopo di finanziare un “recovery fund” come parte del bilancio dell’Unione europea. Il piano consentirebbe trasferimenti fiscali che non andrebbero ad aggravare l’indebitamento dei Paesi più gravemente colpiti dal virus.

Uno degli eventi più significativi è stato l’annuncio fatto la settimana scorsa da Moderna – società biotech statunitense impegnata come molti altri centri di ricerca di tutto il mondo nello sviluppo di un vaccino contro il Sar-Cov-2 – secondo cui nella prima fase di test clinico del vaccino i partecipanti avrebbero sviluppato anticorpi.

I rischi permangono

Sono tutte notizie incoraggianti. Tuttavia, per decidere se oggi si possa del tutto escludere il nostro scenario ribassista di una recessione a “L” dobbiamo riesaminare con attenzione le ipotesi sottostanti a quello scenario.

Sul fronte del virus, prevedeva che il picco dei contagi sarebbe giunto a fine estate e che l’allentamento delle misure restrittive avrebbe scatenato una seconda ondata di infezioni prima ancora che fossero pronti una terapia o un vaccino contro la malattia. Apparentemente questo ostacolo è stato superato sia in Cina, sia in Europa, sia negli Stati Uniti. Allo stesso tempo, stando a quanto elaborato dal nostro Data Science team, è ancora presto per escludere definitivamente la possibilità di una seconda ondata. Alcune aree dei Paesi emergenti stanno riavviando le attività senza avere atteso la conclusione della prima ondata. I dati relativi al test sul vaccino di Moderna sono stati immediatamente messi in discussione e per quanto riguarda potenziali terapie, bisogna assicurarsi che non siano un “miraggio”, come purtroppo è spesso accaduto in passato. Tutti questi rischi permangono.

Sul versante dell’economia, il nostro scenario a “L” prospettava un aumento della disoccupazione statunitense al 24%, contrariamente al picco del 15-20% previsto dallo scenario base. Ad aprile la disoccupazione americana aveva già superato il 15% e Goldman Sachs, ad esempio, stima già che a maggio si registrerà un picco del 25%. E questo accadrebbe ancor prima che un’eventuale seconda ondata di contagi possa avere la possibilità di interferire con il processo di riapertura.

Sul versante politico, i nostri timori si concentravano sull’Europa, dove gli strumenti a disposizione della Banca Centrale Europea sono non solo più limitati, ma anche al centro di controversie, e dove un’azione fiscale collettiva si scontra con forti resistenze. Per quanto incoraggiante possa essere il piano franco-tedesco, nulla ancora è stato deciso. Allo stesso tempo, i negoziati post-Brexit potrebbero costituire uno sgradito fattore di disturbo.

Parametri

Riassumendo, se si riesaminano le ipotesi alla base del nostro scenario ribassista, sono poche quelle che possono essere escluse. La maggior parte – cioè la seconda ondata di contagi, un ciclo di lockdown che comporterebbe un peggioramento delle tensioni economiche e finanziarie, un grave sfaldamento del progetto europeo – potrebbe ancora tranquillamente verificarsi.

Ecco perché non escludiamo ancora l’eventualità di uno scenario a “L” e lo manteniamo al 15%, anche se in un contesto così incerto le “possibilità” rivestono innegabilmente una maggiore importanza rispetto alle “probabilità”. Ed ecco perché è importante pianificare le strategie di investimento sulla base degli scenari e definire parametri semplici e chiari per cambiare le proprie view. Grazie a questo approccio disciplinato riusciamo a focalizzarci meglio sui risultati raggiunti anziché sui traguardi che speriamo di raggiungere.

L’ottimismo è giustificato. Addirittura indispensabile. E noi stessi riteniamo più probabile una curva della ripresa a “V” anziché a “L”. Ma il pericolo di imboscate incombe ancora e tra gli alberi nel bosco potrebbe sempre nascondersi un orso.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Bce, Lagarde: “E’ ancora necessario ‘schermare’ l’economia”

Il 2021 potrebbe essere l’inizio della fine di una crisi senza precedenti

Mercati a metà strada tra pandemia e nuova normalità, come investire in questa fase

NEWSLETTER
Iscriviti
X