Dpam: non può esserci ripresa senza una crescita sostenibile e inclusiva

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di Stefano Fossati 27 Maggio 2020 | 17:30

Dpam, società di gestione del risparmio indipendente con oltre 39 miliardi di euro in gestione e dal 2001 pioniere negli investimenti responsabili, ha pubblicato le sue nuove classifiche di sostenibilità dei paesi Ocse ed emergenti al primo semestre 2020. Le classifiche definiscono l’universo di investimento dei fondi Dpam L Bonds Government Sustainable Hedged, per le obbligazioni governative dei Paesi sviluppati membri dell’Ocse, e Dpam L Bonds Emerging Markets Sustainable, per le obbligazioni governative principalmente in valuta locale dei mercati emergenti.

Con il progressivo allentamento della crisi legata al virus Covid-19, i paesi e i governi di tutto il mondo stanno iniziando a cercare il modo di tornare ad una “nuova normalità”. Il virus ha costretto il mondo a superare ostacoli senza precedenti e ha portato alla luce i numerosi problemi latenti nelle nostre società. In questo contesto, il processo di analisi e ricerca proprietario, sviluppato da Dpam già dal 2007, gode dell’esperienza e della credibilità necessarie per fornire una visione chiara, trasparente e completa dei Paesi in una prospettiva a più ampio respiro.

Al suo culmine, la pandemia ha costretto alla quarantena un terzo della popolazione mondiale. Le conseguenze per l’occupazione sono state drammatiche. L’Organizzazione internazionale del lavoro stima che, a causa della pandemia, fino a 25 milioni di persone siano attualmente senza lavoro, mentre la ricchezza dei lavoratori a livello mondiale è diminuita di 3,4 miliardi di dollari. Con conseguenze di tale portata, Covid-19 ha davvero riportato in primo piano le questioni sociali. Gli impatti della chiusura forzata di aziende e della riduzione nella circolazione di merci e persone hanno avuto inoltre conseguenze anche a livello ambientale con un piccolo risvolto a prima vista positivo. Le emissioni di gas serra sono diminuite enormemente quest’anno: -70% in India, -18% in Cina, -58% nell’Unione Europea e -30% negli Usa. Ciononostante, diversi esperti ambientali avvertono che i presunti benefici derivanti dall’isolamento sono di natura temporanea. Diversamente da quanto avvenuto con la crisi di Covid-19, non ci sarà un “ritorno alla normalità” per l’ambiente, la cui tutela è uno dei cinque principali fattori chiave su cu si concentra l’analisi di Dpam insieme a Trasparenza delle istituzioni e valori democratici; Popolazione, sanità e distribuzione della ricchezza; Istruzione, Ricerca & Sviluppo; Economia.

Paesi Ocse, informazioni sull’Italia

Nel primo semestre 2020 più che mai, il podio della classifica dei paesi Ocse (qui la classifica completa) è appannaggio dei paesi scandinavi: la Svezia è infatti in testa, seguita da Norvegia e Danimarca. Dall’ultima rilevazione e grazie ai suoi sforzi sul fronte ambientale, la Francia ha registrato un miglioramento di tre posizioni rientrando nell’universo investibile, mentre continuano a rimanerne esclusi importanti attori globali come gli Stati Uniti, la Spagna e l’Italia. Per quest’ultima, la sfera ambientale rimane un’area di attenzione.

Nel complesso, la dimensione Tutela dell’Ambiente ha visto un lieve miglioramento in termini assoluti ma si è registrato un deterioramento in termini relativi. L’Italia mostra una diminuzione del 10% delle sue emissioni di carbonio, in termini assoluti certamente un progresso, ma si tratta di un calo inferiore rispetto a quello registrato da altri Paesi. Il suo punteggio di biodiversità e i suoi livelli di qualità dell’aria sono stagnanti e tutti gli altri fattori ambientali sono peggiorati. La biodiversità, seppur stabile, è rimasta ferma a livelli bassi, in quanto l’Italia protegge solo una piccola parte del suo territorio. Inoltre, la qualità dell’aria italiana non ha registrato quasi nessun miglioramento negli ultimi cinque anni (anche se il blocco di Covid-19 fornirà probabilmente qualche piccolo, temporaneo sollievo).

Dal punto di vista occupazionale, l’Italia ha registrato un calo importante della disoccupazione giovanile, anche se notiamo che i posti di lavoro a tempo pieno sono stati in gran parte sostituiti da posti di lavoro part-time (spesso involontari). Sul fronte dell’istruzione, il Fisab (Fixed Income Sustainable Advisory Board, il Comitato Scientifico per la Sostenibilità nel Reddito Fisso) ha deciso di approfondire il tema dell’istruzione nei mercati sviluppati, poiché i risultati dettagliati degli ultimi test Pisa accentuano le nette differenze tra i nostri sistemi educativi. I risultati italiani nelle indagini Pisa sono generalmente al di sotto della media Ocse, ad eccezione della matematica, dove l’Italia ha ottenuto risultati in linea con il punteggio medio. Il rendimento medio in lettura e scienze è diminuito, e questo calo è maggiore per le ragazze che per i ragazzi. Uno sguardo più attento ai dati rivela forti discrepanze tra le regioni: in quelle del Nord, le provincie di Trento e Bolzano hanno entrambe ottenuto risultati più alti, molto simili a quelli dei Paesi con le migliori prestazioni. La Sardegna ha invece ottenuto risultati molto più bassi, più vicini ai punteggi della Turchia.

Paesi emergenti

Come per i Paesi Ocse con i Paesi scandinavi, nella classifica dei Paesi emergenti tre delle quattro “Tigri asiatiche” continuano a farla da padrone: infatti Hong Kong, Singapore e Corea del Sud si trovano nel quintetto di testa insieme a Repubblica Ceca e Uruguay (qui la classifica completa).

Il Fisab continua a sottolineare anche l’enorme importanza della trasparenza delle istituzioni e dello sviluppo dei valori democratici nei mercati emergenti. Il 2019 ha registrato ancora una volta un grave deterioramento della democrazia in tutto il mondo, principalmente spiegato dal declino dell’America Latina e dell’Africa subsahariana con un peggioramento della maggior parte dei temi legati alla democrazia, cioè le libertà civili, il processo elettorale e la funzione del governo.

È stato un anno di proteste in diversi Paesi, tra cui Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador e Venezuela in America Latina. Anche l’Asia non è stata risparmiata, con l’epicentro delle proteste a Hong Kong. E anche l’Africa è stata fortemente colpita, soprattutto dalle proteste in Camerun, Etiopia, Nigeria e Sudafrica. Queste manifestazioni sociali, che sono emerse anche nei Paesi cosiddetti autoritari, potrebbero alimentare la speranza di una rigenerazione della democrazia, che porterebbe soluzioni alla corruzione, alle disuguaglianze e alle violazioni dei diritti umani.

“È fondamentale trasformare questa crisi sanitaria in un’opportunità per concentrarsi sulle questioni chiave della sostenibilità, e assicurarsi di includerle nelle fondamenta del nostro futuro post-Covid”, commenta Ophélie Mortier, Sustainable & Responsible Investment Strategist di Dpam. “Non ci può essere una ripresa se essa non include una crescita sostenibile e inclusiva per tutti. Il nostro modello proprietario lo ha già dimostrato in passato: una crescita a due cifre a breve termine, che non rispetta i fattori di sostenibilità, è probabilmente il segnale di un’economia altamente indebitata, piuttosto che di un’economia che include la crescita futura. È essenziale che i pacchetti di stimolo fiscale per la pandemia non vadano a scapito dell’ambiente o dei fattori sociali come l’assistenza sanitaria, la distribuzione della ricchezza e l’istruzione. Purtroppo, con il calo del Pil, le priorità tendono a cambiare”.

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