Cesarano (Intermonte): “Il recovery fund potenziale game changer per l’Europa”

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di Stefano Fossati 27 Maggio 2020 | 19:00

A cura di Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte Sim

Il piano di recovery fund presentato dalla Von Der Leyen presenta una struttura sbilanciata sui grants (500 miliardi di euro), con anticipo di parte dei fondi quest’anno (11,5 miliardi) e distribuzione collegata all’impatto del virus che per l’Italia si traduce in circa 80 miliardi di euro di trasferimenti e circa 90 miliardi di finanziamenti. I finanziamenti a loro volta avranno scadenza lunga fino al 2058.

Il piano è finalizzato non solo a far fronte ai temi sanitari collegati al virus ma anche a una serie di investimenti secondo due filoni principal: green e digital transition. La principale linea che si farà carico di erogare i fondi è la cosiddetta Recovery and Resilience Facility che avrà a disposizione 560 miliardi di euro (di cui 310 miliardi di grants) finalizzata a concedere fondi per i due filoni indicati.

Complessivamente il piano è in linea con la proposta franco tedesca ed è tale da poter offrire un supporto notevole a un vasto range di settori anche in chiave di ristrutturazione e rilancio (ad esempio comparto auto) sfruttando un ammontare corposo di risorse a fondo perduto.

Per arrivare a un compromesso con i quattro paesi cosiddetti “frugali” (l’Olanda ha già espresso le sue riserve indicando che il percorso negoziale richiederà tempo) probabilmente la Von Der Leyen dovrà aprire ad una serie di concessioni in termini di rebates. Il compromesso appare comunque possibile e il momento conclusivo potrebbe arrivare nel corso di un Consiglio Europeo di luglio (data ancora da definire) in modo che il varo coinciderà anche con la partenza del semestre di presidenza Ue da parte della Germania.

Il peso maggiore dei nuovi fondi/garanzie richiesti in ambito bilancio Ue sarà soprattutto a carico della Germania. Di conseguenza il vantaggio competitivo di emissioni a tassi fortemente negativi potrebbe venire in parte meno per la Germania, come già sta accadendo. In estrema sintesi questo andamento può portare a un ulteriore calo dello spread che potrebbe velocemente attestarsi in area 150/170 punti base entro giugno, in vista dei corposi grants ed anche del possibile ampliamento del Qe della Bce già il prossimo 4 giugno.

In termini di contesto generale, la significativa chiusura dell’indice S&P 500 sopra quota 3.000 potrebbe rappresentare la ciliegina finale che, unita alla proposta di recovery fund e alle possibili nuove manovre in arrivo da governi (ultimo il Giappone) e banche centrali (prossimo meeting 4 giugno), riporta il clima in risk on almeno fino alla prossima riunione Fed del 10 giugno.

Man mano che verranno pubblicati i dettagli sul funding del piano, il mercato potrebbe prendere progressivamente atto del potenziale forte supporto in arrivo soprattutto ai paesi del sud Europa. I negoziati dovrebbero impiegare tutto il mese di giugno, con primo momento di verifica dello stato dei lavori nel corso del Consiglio Europeo del 18/19 giugno. Come prima accennato, i negoziati sono attesi concludersi positivamente facendo leva soprattutto su tutti i meccanismi cosiddetti di correzione del bilancio (rebates + trasferimenti fondi per Iva comunitaria). Il piano presentato oggi presenta pertanto i requisiti per poter diventare un game charger per diversi comparti e stati dell’area.

I punti chiave del piano

• 750 miliardi di euro di cui 500 trasferimenti e 250 prestiti.
• Tempistica rimborso prestiti: non prima del 2028 e non oltre 2058.
• Proposto l’incremento di 11,5 miliardi di euro del budget che scade quest’anno, in modo da avere fondi disponibili già nel 2020.

Il recovery fund viene inquadrato nell’ambito del piano Next Generation Eu che prevede investimenti secondo tre filoni:

1 – Support to Member States with investments and reforms: di seguito le linee principali.

Recovery and Resilience Facility (Rrf): 560 miliardi di euro di cui 310 miliardi di grants e 250 miliardi di finanziamenti: investimenti per green e digital transition. È la linea principale che distribuirà la maggior parte dei fondi senza condizionalità ma previa approvazione dei programmi di spesa dei singoli paesi da parte della Commissione Europea. I filoni principali sono due: green e digitalizzazione oltre a investimenti in settori particolarmente colpiti dal virus (turismo, trasporti etc).

2 – Kick-starting the EU economy by incentivising private investments.

– Solvency Instrument (SI): una linea di 31 miliardi di euro finalizzata a movimentare fino a 300 miliardi tramite capitali privati. Si dovrebbe trattare di linee di investimento effettuate con Bei e soggetti nazionali tipo la Cdp per finanziare direttamente le imprese in difficoltà in tutti i settori e predisporle per un futuro più green digitale (dovrebbe essere prevista ipotesi di ricapitalizzazione).
– Strategic Investment Facility (Sif): 15 miliardi finalizzati a mobilitare fino a 150 miliardi in settori strategici.

3 – Addressing the lessons of the crisis.

– Programma sanitario: 9,4 miliardi di euro.
– Horizon Europa: 94,4 miliardi per un programma di finanziamento ricerca in vari settori (sanità, green, digitale).

Brevi dettagli sui principali filoni tematici

European Green Deal
• Ristrutturazione edifici ed infrastrutture.
• Energie rinnovabili (solare, eolico e nuovo piano per idrogeno pulito).
• Trasporti e logistica più puliti (installazione di un milione di punti ricarica per veicoli elettrici).
• Just Transition Fund per reskilling.

Digitalizzazione
• Connettività: spinta al 5G.
• Maggior presenza in settori strategici come Artificial Intelligence, Cybersecurity, Supercomputing e Cloud.

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