La Bce rafforza il piano di rilancio della Commissione Europea

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Avatar di Stefano Fossati 9 Giugno 2020 | 15:30

A cura di Enguerrand Artaz, Gestore di La Financière de l’Echiquier

Così come nella “Valse à mille temps” di Jacques Brel dal ritmo indiavolato e scandito dalla fisarmonica, i mercati si sono fatti trascinare in un giro di valzer in ¾ altrettanto frenetico e guidato dall’Europa, che ha affascinato gli investitori.

In un primo tempo, a metà maggio, l’ambiziosa proposta franco-tedesca di un piano per rilanciare l’Europa apriva la strada alla mutualizzazione del debito e al rafforzamento dei meccanismi di solidarietà. In un secondo tempo, accogliendo le proposte della coppia Merkel-Macron, la Commissione Europea il 27 maggio annunciava un piano di rilancio da 750 miliardi di euro. Infine, in un terzo tempo, la Banca Centrale Europea è intervenuta a rafforzare gli aiuti decisi in precedenza.

Christine Lagarde ha in effetti annunciato che il Pepp, il programma di acquisto per l’emergenza pandemica legato al Covid-19, sarà prorogato di sei mesi fino alla fine di giugno 2021 senza che venga modificato il ritmo degli acquisti mensili. In altri termini, osserviamo un aumento dello stanziamento iniziale di 600 miliardi di euro che viene portato a 1.350 miliardi di euro. La Bce ha inoltre specificato che i titoli del Pepp giunti a scadenza saranno reinvestiti almeno fino alla fine del 2022. D’altro canto si esclude, in questa fase, l’inserimento nel Pepp di obbligazioni spazzatura (junkbond) benché Lagarde abbia precisato che la Bce “continuerà a monitorare” la situazione lasciando in questo modo intendere che un loro acquisto non sarebbe escluso qualora la situazione lo richiedesse.

Questo nuovo sostegno monetario, leggermente superiore alle aspettative del mercato, offre un valido sostegno al piano di rilancio della Commissione Europea. La convergenza tra politiche monetarie e di bilancio sta dando vita a un policy mix molto solido e, sotto molti aspetti, i mercati hanno comprato queste decisioni ambiziose. Nelle ultime settimane le azioni europee hanno chiaramente sovraperformato quelle americane (oltre il 9% tra l’EuroStoxx 50 e l’S&P 500 dal 15 maggio). I tassi d’interesse dei paesi periferici – i principali beneficiari dell’ipotesi di un debito comune e del trasferimento di ricchezza attraverso il piano di stimolo – hanno segnato una forte contrazione. Il decennale italiano è così passato all’1,42% dall’1,86% di metà maggio. La prospettiva di un potente piano di rilancio, unita a divari estremi tra performance e valorizzazioni, ha deposto a favore dei titoli più value: dal 15 maggio i titoli a sconto battono il growth del 6,5%.

Infine, anche l’euro ha tratto grande beneficio dalla situazione visto che per due ragioni è passato da 1,08 dollari a metà maggio a 1,13 dollari oggi. In primo luogo, la credibilità senza dubbio maggiore di cui gode l’Europa grazie all’entità e alla convergenza delle misure annunciate. Dall’altro, il forte appetito degli investitori stranieri per la valuta europea, come ha del resto avuto modo di specificare Lagarde nel corso della sua conferenza stampa.

Dopo aver subito le conseguenze dell’indecisione che l’aveva caratterizzata durante le crisi precedenti, l’Europa questa volta non ha temporeggiato e si è lanciata nelle danze, accompagnata per ora dai mercati, sempre che Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia che stanno aspettando a bordo pista non si oppongano nuovamente al piano di rilancio e fermino la musica anzitempo.

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