Uno scudo da 200 milioni

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di Giacomo Berdini 9 Febbraio 2010 | 09:30
A tanto ammonta la raccolta di Meliorbanca dopo l’edizione ter

La manovra per il rimpatrio dei capitali detenuti all’estero ha certamente comportato un capitolo della storia tributaria italiana che può essere definito come una “corsa alle informazioni”.
Oltre alla tempesta di carta sollevata dalla stampa, che ha cercato di tenere informati e seguire i complicati sviluppi di questa fase fiscale, gli operatori stessi hanno dovuto fare fronte ad una domanda della clientela e dei contribuenti interessati di un’assistenza personalizzata per portare a compimento nel migliore dei modi le operazioni di rimpatrio.
Proprio nella consulenza è la chiave di volta per affrontare questa riapertura dei termini dello scudo fiscale, secondo le strategie adottate da Meliorbanca.
L’istituto private del Gruppo BPER nel corso dell’edizione ter della manovra ha ottenuto un buon successo, portando fondi per oltre 200 milioni di euro nell’ambito dell’attività di private banking.
Sulle strategie adottate per il conseguimento di questi risultati ne parla a SOLDI Giuseppe Veneziano, responsabile direzione mercati di Meliorbanca: “Nell’ambito delle attività riguardanti l’emersione di capitali, da parte nostra è stata messa a punto una significativa attività di consulenza per venire incontro alle esigenze informative della clientela”, spiega Veneziano. “La banca ha messo a disposizione, per le attività pertinenti lo scudo, un team interno specializzato e appositamente formato, che ha assistito la clientela in tutte le fasi: da quella interpretativa della normativa fino al pagamento dell’imposta”, specifica il manager, sottolineando come per i casi più difficili sia stata organizzata anche una squadra esterna.
“Uno dei fattori di successo è stato quello di affiancare, al team dedicato, uno studio fiscale-tributario esterno”, racconta, “che ha valutato, insieme al personale di Meliorbanca Private ed ai clienti, i casi più complessi e gli aspetti interpretativi”.
“Ciò è stato molto apprezzato dalla clientela”, continua il responsabile, “che ha potuto, in tal modo, verificare un orientamento volto a individuare le soluzioni più idonee indipendentemente dal fatto che la banca avesse un interesse ad incrementare la raccolta”. Per quanto concerne invece gli aspetti d’ombra della normativa e le difficoltà interpretative in cui si è incappati nel corso delle operazioni di rimpatrio, Veneziano racconta che queste si sono concentrate soprattutto nella prima fase ed a seguito delle novità introdotte in corso d’opera, ma “in un secondo tempo”, rivela, “non vi sono stati particolari problemi. Le preoccupazioni relative al breve lasso temporale per completare le operazioni di scudo sono poi state fugate con la proroga dei termini”. Infatti, per quanto riguarda l’utilità della riapertura della finestra temporale fino al 30 aprile, Veneziano ne riconosce la rilevanza soprattutto per quei casi più complessi: “Vi erano numerose situazioni”, menziona, “dovute principalmente all’impossibilità di liquidare o sistemare alcuni asset in tempi brevi, in cui la proroga è stata importante ed ha consentito e consentirà l’emersione di una serie di attività che altrimenti difficilmente sarebbero potute rientrare nelle tempistiche originariamente previste”.

L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
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