Valeri (Deutsche Bank): “Il Covid-19 rende le banche più efficienti”

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Avatar di Stefano Fossati 16 Giugno 2020 | 15:30

Durante il lockdown le banche hanno operato con circa il 15% di presenza nelle sedi centrali fisiche e il 20% degli sportelli è rimasto aperto su base alternata e su appuntamento. Sec Newgate, agenzia di comunicazione internazionale, in occasione del reopening di tutte le attività ha realizzato un sondaggio tra i più importanti opinion leader italiani. Flavio Valeri, Chief Country Officer di Deutsche Bank in Italia, evidenzia due macro-categorie di cambiamento nel mondo post Covid-19: utilizzo del tempo e dello spazio.

Flavio Valeri

“Il lavoro e, più precisamente, il business bancario subirà dei cambiamenti dovuti alla diffusione della pandemia“, spiega Valeri. “Durante il lockdown, le banche hanno operato con circa il 15% di presenza nelle sedi centrali fisiche e il 20% degli sportelli è rimasto aperto su base alternata e su appuntamento. Non si pensava che questo fosse possibile, in realtà è successo e il cliente finale ha cambiato o sta cambiando rapidamente il proprio rapporto con la banca. Il mondo bancario dovrà riorganizzarsi lavorando con i sindacati di riferimento e con i dipartimenti di risorse umane. È necessario comprendere che tipo di competenze serviranno, saranno sicuramente meno tradizionali. Le banche assumeranno laureati in Tecnologie, Data Meaning e Cybersecurity piuttosto che laureati in Scienze Economiche o Legali. La nostra sfida sarà spostare l’attenzione verso queste nuove skills, cercando prima di tutto di attrarre i neo professionisti in banca e poi cercando di rendere felici le loro carriere”.

Come vivremo e come ci muoveremo in questo nuovo mondo? “A me vengono in mente due grandi punti di vista: tempo e spazio“, continua il manager. “Il tempo è chiaramente una variabile nuova: prima del Covid eravamo sempre di corsa, avevamo tutti un po’ di affanno, mille riunioni e mille impegni in varie parti del mondo. Ora abbiamo riscoperto il valore della lettura, del guardarsi dentro e del gioire di un utilizzo del tempo gestito da noi stessi. Sicuramente, le giornate torneranno a velocizzarsi, ma dovremo ricordare questa importante lezione appresa durante il lockdown”.

Conclude Valeri: “La pandemia ha ribaltato anche la concezione dello spazio: prima si parlava di uffici, case e abitazioni sempre più piccoli, senza finestre e balconi. Si andava verso un concetto di massimizzazione dello spazio e, di conseguenza, minimizzazione di quello vitale. Ovviamente, questa situazione si contrappone all’aumento della popolazione e delle mega cities. È il momento che le migliori menti architettoniche comincino a ripensare il concetto dell’utilizzo dello spazio”.

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