Wikipedia e il rating

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di Redazione 10 Febbraio 2010 | 13:00
Il Tribunale di Venezia con la sua sentenza del 5 novembre 2009 ha emesso una pronuncia che verrà certamente molto utilizzata dagli intermediari…

…convenuti nelle molte controversie insorte con i “fortunati” investitori in obbligazioni Lehman. Nella motivazione il Tribunale inserisce una argomentazione estremamente grave dalla quale (oltre a intuire quanto poco alcuni giudici conoscano il mondo delle banche) sembra emergere un sostanziale ridimensionamento della funzione e della responsabilità dell’intermediario. Leggiamo infatti: “Al momento dell’acquisto del 8.2.2008, il soggetto emittente godeva di una rating di tutto rispetto e in particolare un rating di categoria A1 per l’agenzia specializzata Moody’s e A per l’agenzia Standard’s & Poor (agenzie la cui peculiare attività consiste proprio nel valutare il merito di credito, in termini di solvibilità, delle società pubbliche e private e degli Stati). Come si evince dai documenti prodotti in giudizio dalla banca, e non contestati dall’attrice, la società Lehman Brothers ha conservato il proprio rating in categoria A fino al 15 settembre 2008, giorno in cui è stata dichiarata fallita (dal 16 settembre è stata sospesa a tempo indeterminato la negoziazione di tali titoli). Proprio tale circostanza rende palese che il mercato non ha mai avvertito, prima dell’irreparabile, i sintomi di default; diversamente il rating delle Lehman sarebbe precipitato ben prima, come avvenne per i bond argentini dal marzo 2001 in poi. L’attrice assume poi che la banca avrebbe violato gli obblighi informativi su di essa incombenti e che non può liberarsi dalla responsabilità invocando il rating ampiamente positivo delle obbligazioni Lehman. Questo Collegio non condivide questa impostazione. Non può certo rimproverarsi alla Banca di non aver previsto il default della Lehman Brothers se neppure le agenzie di rating lo hanno previsto. Né la banca convenuta si trovava in una sorta di osservatorio privilegiato al cospetto dell’emittente: a prescindere dal diverso ambito di operatività dei due istituti bancari, la banca convenuta non vantava neppure una posizione creditoria nei confronti del soggetto emittente che la legittimasse eventualmente ad avere accesso alla sua contabilità.” A prescindere da ogni altra considerazione l’immagine che ne esce è una totale parificazione sul piano informativo e tecnico tra operatore professionale (la banca) e cliente consumatore: tutti e due leggono alla mattina sul giornale il rating attribuito dalle indipendenti agenzie di rating e sanno quindi come operare. Come non esistesse un mercato interbancario in cui proprio banche che collocavano alla clientela le obbligazioni Lehman scambiavano contratti CDS quotando probabilità implicite di fallimento della Banca Lehman sempre più elevate da oltre un anno. Come se le banche non avessero analisti in grado di accorgersi dell’allarmante deterioramento di significativi indici di bilancio negli ultimi anni o di come il prezzo delle azioni, la capitalizzazione di borsa, l’EPS fosse in picchiata da tempo. Come ha recentemente scritto uno dei migliori consulenti indipendenti che conosco: “l’insolvenza di Lehman Brothers Holding Inc. verificatasi nei giorni 12-09-2008/15-09-2008, non è avvenuta all’improvviso, bensì è stata il punto finale di un percorso divenuto ormai chiaro agli analisti finanziari a partire dalla seconda metà del 2007”.

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