Cribari (BlueStar): “Troppo negativismo verso i settori ciclici, opportunità a 12 mesi”

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di Stefano Fossati 22 Giugno 2020 | 15:00

“Considerati gli ultimi sviluppi, non si può escludere una ripresa a ‘V’, e cioè con un picco negativo seguito poi da una ripresa rapida, sia per l’economia che per gli utili. Non sappiamo se e quando arriverà una seconda ondata, ma è molto probabile che questa avrebbe conseguenze economiche di gran lunga inferiori alla prima: i benefici economici e sociali sono ora prevalenti sui costi sanitari”. È l’analisi di Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers.

La recessione globale cominciata a marzo, la più profonda dalla grande depressione, risulterà probabilmente essere anche la più veloce. Lo shock è stato esogeno, non ha avuto nulla a che fare con le variabili economiche che tendono sempre all’equilibrio. Le attività sono rimaste obbligatoriamente chiuse, la produzione ferma, i commerci inesistenti. La gente chiusa in casa non ha potuto consumare oltre allo stretto necessario. Se i dati sulla disoccupazione che stanno uscendo in queste settimane diventano una tendenza però il futuro è meno negativo di quanto ci si aspettasse. Certo credere in un totale e immediato riassorbimento dei posti di lavoro persi è impossibile, a un certo punto il progresso del virus si arresterà e bisognerà vedere a quel punto quanti sono ancora a casa.

Nel frattempo, le previsioni sull’esplosione dei deliquency rate negli Usa (insolvenze su carte di credito, mutui, leasing auto) sono state smentite. I sussidi statali a chi è rimasto senza lavoro hanno evitato il peggio e il “ponte” finanziario ha funzionato. Se gli stati hanno annunciato piani colossali, le banche centrali non sono state da meno, con iniezioni di liquidità importanti. Addirittura in Europa è al vaglio un’operazione di mini-mutualizzazione del debito, un’ipotesi impensabile fino a poche settimane fa.

Potremmo chiederci se tutto ciò sia sostenibile nel lungo termine e la nostra risposta è che non lo è”, sottolinea Cribari. “Non possiamo però ignorare che nel breve l’entità degli interventi, non solo monetari ma anche fiscali, sia paragonabile a quella di uno scenario post-bellico, di solito seguito da anni di boom economico. Crisi sanitaria a parte, il cui esito resta imprevedibile, lo scenario di una ripresa a ‘V’ non si può allora sottostimare”.

Nella prima fase del rally sono stati favoriti settori e geografie meno cicliche, più “secolari”, meno impattate dalla crisi. Società solide, di qualità, con elevata visibilità degli utili e facenti parte dei settori più growth: tecnologia, consumi non discrezionali, pharma&biotech. In ultima analisi Svizzera, Cina e Usa. A un certo punto però, per poter continuare, il rally doveva avere come requisito anche una rapida ripresa dell’economia e quindi il mercato ha coerentemente cominciato a guardare a settori e geografie più ciclici e ancora molto “bastonati”. Titoli di alta qualità e con bilanci solidi, dove però le stime di crescita prevedono ancora utili, non solo per il 2020 ma anche per il 2021, assolutamente recessivi. Su questi settori lo scenario a “V” non è ancora scontato, tuttavia l’accesso a questi titoli, anche ai livelli attuali, ha prezzi comunque interessanti a 12 mesi.

“In questo contesto, nelle ultime settimane abbiamo approfittato di prezzi interessanti per ruotare gradualmente i nostri portafogli sui ciclici”, conclude Cribari. “La nostra componente lunga è sempre ben protetta da una quota importante di coperture dirette e indirette. Restiamo investiti in maniera convinta in tematiche di lungo termine quali: difesa, sicurezza, tecnologia innovativa, cyber-sicurezza, robotica, fintech, farmaceutica, biotecnologia, nuovo consumo, sostenibilità ambientale, settori favoriti da tassi bassi. Abbiamo poi aumentato l’esposizione a settori più value quali consumi discrezionali, industriali, energetico e costruzioni. Nel comparto obbligazionario restiamo invece sottoponderati e investiti in alcuni governativi, corporate investment grade di qualità e alcune nicchie a più alto rendimento. Abbiamo infine diminuito oro e miniere, mentre sul fronte valutario siamo moderatamente esposti su dollaro e franco svizzero, con un incremento dello yen”.

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