Il rischio di una bolla sull’azionario è ora più evidente

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di Gianluigi Raimondi 25 Giugno 2020 | 13:00

Le ansie crescenti che una seconda ondata pandemica possa danneggiare il ritmo delle riaperture aziendali e annacquare gli effetti dei maxi stimoli monetari e fiscali rappresentano un dolce connubio per i titoli tecnologici. Questa è la ragione per cui il Nasdaq mette a segno nuovi record: flussi di liquidità scontatissima che entrano nei titoli tech più ammirati mentre i ciclici (come finanziari ed energetici) sono lasciati indietro anche se non vengono venduti in maniera massiccia. Nel complesso, il risk sentiment rimane relativamente forte.

Pur tuttavia, assistiamo ad una totale mancanza di direzione e pochissima visibilità sul mercato benchè vi sia un trend straordinario in corso che consiste nel comprare sui minimi aumentando le coperture attraverso investimenti nei cosiddetti “safe-haven” in caso di forti turbolenze di mercato. E’ sempre più evidente a tutti che la maggiorparte dei prezzi che si vedono sull’azionario risultano gonfiati artificialmente. Ecco perché notiamo nel contempo il rafforzamento dello yen e del franco svizzero oltre che un buon rally nell’oro, che ha già raggiunto i livelli massimi dal 2012 e che potrebbe proseguire fino a 1800 dollari l’oncia, a prescindere dalla risalita dell’azionario. La spinta maggiore dietro questo trend rialzista del metallo giallo è la paura di assistere allo scoppio della bolla.

Di Ipek Ozkardeskaya, Senior Analyst di Swissquote Bank

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