Oro e petrolio, prospettive contrastanti

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di Stefano Fossati 13 Luglio 2020 | 12:00

“Mercoledì ci sono state due sorprese e non c’è da stupirsi del fatto che i rialzisti del comparto petrolifero abbiano preferito il male minore che facesse più al caso loro. Mi riferisco all’inaspettato e sconvolgente rimbalzo delle scorte di greggio negli Stati Uniti e al sorprendente consumo di benzina che ha battuto le attese. Naturalmente coloro che hanno una posizione long sul mercato sono rimasti estasiati dal miglioramento dei dati relativi al carburante per i veicoli a motore e dal fatto che il mercato abbia riportato performance al rialzo quando invece avrebbe dovuto registrare un trend in calo, considerando che la produzione continua ad attestarsi a 11 milioni di barili al giorno. L’incremento dei distillati resta deludente, con un rialzo di 3 milioni di barili”. E’ l’analisi di Barani Krishnan, Commodities analyst di Investing.com.

Quali sono state le sorprese del mercato?
La sorpresa più grande è che il greggio può continuare a mantenersi sui 40 dollari al barile con fondamentali molto discutibili come quelli attuali. La stima settimanale di oggi di Cushing evidenzia che tra il 30 giugno e il 7 luglio c’è stato un aumento di 2 milioni di barili di greggio, dato non di buon auspicio per le prospettive della domanda soprattutto in virtù del fatto che il 4 luglio è stata l’ultima grande occasione per gli spostamenti in auto fino al weekend del Labor Day, che comunque segnerà la fine della driving season negli Stati Uniti.

Quali sono i trend attesi per la prossima settimana?
Mi aspetto che il Wti sia scambiato a circa 35 dollari, vista la risposta del mercato al forte incremento di nuovi contagi da coronavirus, anche se – sapendo quanto possono essere scellerate le fasi rialziste del petrolio – non tratterrò certo il fiato.

Oro

Il dollaro ha riportato performance più solide giovedì, mentre l’oro è rimasto nel range più basso, spinto dalle attese di un maggiore stimolo per l’economia statunitense da parte della Federal Reserve per contrastare la crisi innescata dal Covid-19, che potrebbe – alla fine – deprezzare la valuta e sostenere le alternative, come appunto l’oro. Nella migliore delle ipotesi, si può dire che l’oro sia diviso tra il vero e proprio status di bene rifugio (che sta spingendo i money manager verso il sell-off in base alla propensione al rischio dei mercati) e le sue caratteristiche di copertura dall’inflazione (che stanno spingendo ingenti flussi di capitali verso lo stesso oro). In definitiva, i tassi reali potrebbero continuare a far salire i prezzi dell’oro, poiché la normalizzazione delle aspettative di inflazione e i tassi soppressi fungeranno da driver per gli scambi.

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