Con rischio credito e rischio inflazione, gestori long-short per proteggere e valorizzare il portafoglio

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di Stefano Fossati 13 Luglio 2020 | 14:30

“Nessuna attività è stata creata per sopravvivere a mesi di entrate pari a zero e aziende come compagnie aeree, hotel, cinema, navi da crociera, e ristoranti hanno dovuto far fronte a questa situazione, quasi impossibile da immaginarsi. E, dunque, la portata del supporto economico è stata molto significativa. Sono stati applicati oltre 100 tagli ai tassi di interesse da parte delle banche centrali e i governi hanno messo a disposizione complessivamente circa 18 trilioni di dollari di stimoli, portando a un enorme accumulo di debito nei Paesi sviluppati. Si stima che lo stimolo monetario sia stato quattro volte più grande rispetto a quello messo in atto a fronte della crisi del 2008 e, mentre a quel tempo aveva lo scopo di colmare i buchi creati dal sistema bancario, quello attuale sta fluendo direttamente verso le aziende e le famiglie”. E’ l’analisi di Giacomo Calef, Country manager di Notz Stucki.

Poi, prosegue, “si noti che il disavanzo di bilancio degli Stati Uniti è aumentato costantemente sotto la presidenza Trump, raggiungendo 984 miliardi di dollari l’anno scorso, nonostante coincidesse con un periodo di pace e prosperità in cui il deficit dovrebbe ridursi. Ma già nel 2019 gli Stati Uniti avevano esaurito gli acquirenti per il debito di nuova emissione, lasciando così alla Fed l’’incombenza’ di acquistarne un ammontare pari a circa 80 miliardi di dollari. Per il 2020 le stime per il deficit di bilancio degli Stati Uniti sono di circa $ 4 trilioni, ovvero il 20% del PIL, e presumibilmente la Fed dovrà ancora acquistare gran parte di questo”.

E oltre al rilascio di tutti questi miliardi di dollari di spese di emergenza, la crisi da Covid potrebbe portare anche ad altre conseguenze. “Tra le altre – spiega Calef – lo scoppio della pandemia ha interrotto le supply chain globali causando l’insufficienza. di alcuni beni di fondamentale importanza. Ad esempio, nel pieno della crisi sanitaria molti Paesi si sono trovati ad essere a corto di farmaci, per cui la Cina rappresenta un fornitore molto importante per i Paesi occidentali. Quindi, la rilocalizzazione di alcune supply chain potrebbe ridurne l’efficienza in termini di costi, ovvero portare ad un aumento dei prezzi dei prodotti. Pertanto, alla luce delle considerazioni fatte sinora, ovvero riguardanti i flussi monetari ingenti, nonché la possibile ridefinizione delle catene produttive, potremmo dire che questa situazione possa portare, in futuro, a un probabile aumento dell’inflazione, anche perché per le autorità sarà difficile decidere quando smettere di fare tutto il possibile per sostenere l’economia, tra cui, per l’appunto, stampare moneta”.

Ricerca di rendimenti sempre più difficile

Gli. investitori dovranno affrontare un futuro complesso per quanto riguarda l’allocazione dei propri investimenti, nota ancora il Country manager di Notz Stucki. “Gli strumenti monetari non producono nulla ed i titoli di Stato Usa ormai non presentano più rendimenti attraenti. Le quotazioni delle azioni appartenenti alla categoria ‘quality’ (bilanci solidi con ingente liquidità) sono salite a livelli tali che lasciano meno spazio a nuove opportunità di ingresso. A tal proposito, possiamo vedere nel grafico Price-to-Earning ratio (P/E) suddivisi per settori, con riferimento ai mercati sviluppati, che con il rimbalzo del secondo trimestre sono tornati a livelli relativamente alti. Essi rappresentano degli indicatori per le valutazioni di mercato, mostrando il rapporto tra prezzo dei titoli azionari e utili Price-to-Earning ratio (P/E) per settore nei mercati sviluppati”.

Nei prossimi mesi si dovrà ancora affrontare un ambiente incerto, in cui non sapremo come sarà il mondo post-Covid e l’incertezza sull’andamento dell’economia potrebbe limitare la crescita dei profitti delle aziende, dato che molte di esse dovranno far fronte al rimborso di un grosso debito. “La violenza del crollo di marzo è stata susseguita da un rally altrettanto dirompente, che però potrebbe incontrare difficoltà a proseguire dato che, tra le altre cose, molte aziende non pubblicano le loro stime sui profitti a causa dell’incertezza che contraddistingue questa situazione. Inoltre, si rendono necessarie delle considerazioni in merito alle dinamiche che muovono i mercati. Ad oggi gli investitori sono sempre meno propensi ad acquistare obbligazioni dei mercati sviluppati ai livelli di rendimento attuali, lasciando così alle banche centrali il compito di colmare il gap. Quindi, considerando tutta questa liquidità proveniente dalle autorità, l’equity ha ricevuto un forte sostegno, ma l’andamento di alcuni titoli ora dipenderà maggiormente dal loro valore intrinseco, che sarà probabilmente ostacolato da una crescita economica che dovrà ripartire”.

Infatti, il rischio di credito ora diventerà più rilevante e gli investitori dovranno separare i vincitori dai perdenti. “Le strategie di investimento – avverte Calef – dovranno essere quindi meno focalizzate sulla mera scelta dell’area geografica o settoriale, quanto più sulle singole società che possono adattarsi con successo al nuovo futuro. Tale contesto, dunque, offre opportunità premianti agli abili gestori attivi di portafoglio che assumono sui mercati posizioni lunghe (al rialzo) e corte (al ribasso). Pertanto, dato che nei prossimi mesi potrà ancora esserci volatilità sui mercati, risulta sempre più determinante la selezione di competenti money manager per proteggere e al tempo stesso valorizzare il proprio portafoglio. Infatti, oltre all’emergenza sanitaria, gli investitori dovranno affrontare anche l’incertezza di una difficoltosa campagna elettorale americana e un’atmosfera dell’ambiente geopolitico sempre meno tranquilla, a fronte delle crescenti tensioni tra Usa e Cina e delle spinose questioni riguardanti i diritti civili di Hong Kong”.

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