Le stime dei mercati tra ottimismo e pessimismo: “Nasdaq incomprensibile”

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di Stefano Fossati 13 Luglio 2020 | 19:00

Le previsioni per la ripresa dell’economia restano ancora un punto interrogativo, con le cifre della risalita globale tutt’ora troppo nebulose per poter fare una previsione chiara. Il Fondo Monetario Internazionale ha abbassato ulteriormente di due punti percentuali le stime di crescita globale per il 2020 e ha tagliato del 2,7% quelle sulla zona Euro, con l’Italia e la Spagna che, con un crollo del Pil tra il 12% e il 13%, saranno destinate ad essere i fanalini di coda dell’Europa. Le prospettive di medio periodo rimangono, comunque, estremamente incerte ed è difficile fare previsioni attendibili sulle tempistiche esatte di ripresa dell’economia.

Chetan Ahya, capo economista di Morgan Stanley, è ottimista e stima che in 4 trimestri il Pil globale dovrebbe tornare vicino ai livelli pre-crisi Covid. La sua convinzione è che la scoperta di un vaccino entro l’autunno, una crescita dei consumi superiore all’occupazione e le politiche fiscali molto accomodanti (come quelle americane) possano accelerare notevolmente i tempi di ripresa, permettendo un rimbalzo a “V” dell’economia.

Gianni Bizzarri, Amministratore Delegato di Banca Ifigest e fondatore di Fundstore – marketplace specializzato in fondi – ritiene che “in un contesto così incerto stupisca l’andamento controcorrente delle Borse, in particolare, di quella americana”. Per Bizzarri “l’andamento del Nasdaq è veramente incomprensibile. Il divario tra economia reale e finanza in questo momento è molto ampio. La mia impressione è che i mercati siano troppo compiacenti e che la Borsa americana sia sopravvalutata, vista anche la situazione politico-sociale negli Usa. Una motivazione è che il mercato si è riempito di piccoli investitori ‘fai da te’ che comprano e vendono senza un’analisi approfondita e sui trend del momento. Ad oggi il Nasdaq sembrerebbe il vero Hedge al coronavirus con i titoli tecnologici che continuano ad essere attraenti”.

Un esempio di quanto affermato è il caso Tesla. L’azienda di Elon Musk ad oggi rompe il muro dei 1.000 dollari ad azione e capitalizza 190 miliardi: ben otto volte superiore ai ricavi del 2019 pur senza fare un euro di utile, con il titolo che, negli ultimi tre mesi, ha guadagnato il 177%. Tuttavia molti titoli, che hanno prospettive ancora rialziste, sono ad oggi sopravvalutati, con rapporti prezzo-utile fino a 50 volte. Non mancano infatti i dubbi fra gli analisti, diffidenti per questo divario tra mercati e economia reale.

Secondo Andrea Conti, responsabile macro research di Eurizon, i listini mondiali ritroveranno i massimi in anticipo rispetto all’economia reale, mentre gli utili della borsa Usa matureranno con più calma. A suo parere tutto questo “fumo” è sollevato dai tanti investitori che sono disposti ad accettare profitti più bassi (accettando di pagare azioni con multipli P/E alti), perché in questo momento non c’è molto di meglio, dato che gli strumenti a reddito fisso sono ai minimi.

“Questa è una grande sfida per tutto il settore del risparmio gestito e dell’asset management, che ha visto una notevole impennata nella raccolta di denaro anche in Italia”, aggiunge Bizzarri, sottolineando come “i gestori siano in fermento e questo sia un periodo di grandi cambiamenti strutturali, con la crisi che sta accelerando i tempi. Il focus è sempre più sul cliente e sulla personalizzazione dei prodotti”.

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