Investimenti Esg ancora più centrali dopo l’accordo sul Recovery Fund

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di Gianluigi Raimondi 23 Luglio 2020 | 13:00

A cura di di D. Borowski Head of Global Views, E. Brard Head of Fixed Income  e K. Elmgreen Head of Equities di Amundi

L’accordo raggiunto tra i leader dell’UE al termine del più lungo Consiglio europeo della storia per la definizione di un pacchetto complessivo di 1824 Mld di euro – tra cui il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) e lo strumento Next Generation EU (NGEU) – è un risultato significativo e positivo nel breve termine per le attività dell’UE.

Il Recovery Fund aumenterà la resilienza dell’UE, ma non stabilizzerà l’attività nei prossimi 12 mesi. Infatti, questo fondo non sarà operativo prima del 1° trimestre del 2021. L’impatto economico si farà sentire solo nel 2022. Le politiche di stabilizzazione ciclica restano pertanto di competenza degli Stati.

Tuttavia, l’accordo sul bilancio rappresenta un significativo passo avanti e un cambiamento per l’Unione europea. Per la prima volta, l’UE mobiliterà il bilancio in modo anticiclico. La politica fiscale diventa quindi uno strumento di stabilizzazione in caso di crisi.

Riteniamo che il Recovery Fund sia uno strumento permanente per promuovere la convergenza reale tra i paesi dell’Unione europea. I prestiti consentiranno ai paesi fragili (quelli più colpiti) di assumere debito a lungo termine a tassi che non otterrebbero singolarmente, grazie al rating tripla A della Commissione europea. Per la prima volta la Commissione europea emetterà debito per conto dell’UE con l’obiettivo della convergenza e della ridistribuzione tra i paesi. Non è un gioco a somma zero. Le somme prese in prestito dovranno essere rimborsate ma non prima del 2028 (ed entro il 2058). Ciò significa che tutti i paesi dell’UE (inclusi i contributori i netti) beneficeranno di questo massiccio indebitamento nei prossimi anni.

Il nuovo debito emesso dalla Commissione per conto degli Stati membri dovrebbe consolidare lo status di valuta di riserva internazionale dell’euro in un momento in cui il ruolo del dollaro statunitense potrebbe essere messo in discussione a causa del peggioramento delle finanze pubbliche. Inoltre, ciò sarà rilevante anche per gli investitori obbligazionari, in quanto in un mondo “a corto di attività sicure” i nuovi titoli di debito offriranno un bacino ampio e liquido di asset con un rating elevato, per soddisfare la domanda degli investitori.

Riteniamo che l’emissione di un elevato volume di debito comune dovrebbe incoraggiare gli investitori stranieri a considerare l’UE nel suo insieme e non come il puzzle dei singoli emittenti.

Per quanto riguarda le azioni, l’approvazione del Recovery Fund è stata uno dei cinque pilastri che hanno portato ad una rivalutazione dei prezzi delle azioni UE in termini assoluti e relativi. Continuiamo a intravedere un potenziale di rialzo rispetto ai livelli attuali, soprattutto se – come crediamo – la ripresa ciclica continuerà. Mentre le azioni europee nel complesso sono destinate a trarne vantaggio, riteniamo che ciò sia particolarmente positivo per i titoli finanziari e per i paesi periferici.

Per quanto riguarda il reddito fisso dell’UE, i mercati del credito probabilmente hanno più spazio per una ulteriore compressione dei differenziali, che non hanno ancora raggiunto il minimo storico. Ma il contesto generale potrebbe diventare più difficile, con più eventi idiosincratici.

I titoli governativi periferici dovrebbero beneficiare dal Recovery Fund, anche se ora hanno valutazioni abbastanza elevate. La reazione del mercato al raggiungimento dell’accordo suggerisce che i mercati si aspettavano un risultato positivo. Per un’ulteriore discesa, gli spread sovrani avranno bisogno di più carburante e, chiaramente, ciò dipenderà dal ritmo della ripresa e dalla capacità dei paesi periferici di trarne pieno vantaggio, in particolare l’Italia.

La significativa allocazione di risorse per i progetti sul cambiamento climatico/ambientali dovrebbe contribuire a incentivare gli investimenti legati all’ESG sia nel reddito fisso, con il mercato dei green bond in crescita sia in termini di asset che di diversificazione, che in azioni.

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