Fiducia CEO e smart working, i risultati dell’indagine di Pwc

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di Gianluigi Raimondi 24 Luglio 2020 | 13:30

In base alle evidenze emerse dalla PwC CEO Survey, la fiducia dei CEO è una metrica abbastanza precisa nell’anticipare sia la direzione che la forza dell’economia globale.

In particolare, il cambiamento della loro fiducia nelle prospettive di crescita dei ricavi della propria organizzazione per l’anno successivo è fortemente correlato all’effettiva crescita economica globale.

Ad oggi il 36% di imprese non ha una strategia chiara in risposta alla crisi. L’incertezza è il principale freno agli investimenti. Già prima del COVID-19, la quasi totalità degli imprenditori italiani (98%) vedeva nell’incertezza sul futuro una barriera agli investimenti. Il 75% delle imprese menzionava la regolamentazione del mercato del lavoro come un ulteriore freno.

Il Presidente e CEO di PwC Italia Andrea Toselli ha spiegato: “Presupposto fondamentale perché ci possa essere una sana crescita del Paese è quello di ricostruire la fiducia delle imprese verso una prospettiva positiva a medio termine, che non passi solamente dalle riforme, pur necessarie per la ripartenza”.

Produttività: un problema italiano

Secondo i più recenti dati Istat, tra il 1995 e il 2018 la produttività del tessuto italiano è rimasta pressocché stagnante, segnando un +0,4% annuo, contro il +1,5% del Regno Unito, +1,4% della Francia e il +1,3% della Germania.

La pandemia ha avuto un effetto acceleratore su molti ambiti tra cui il digitale e alcuni dati indicano diversi impatti positivi legati allo smart working. Si stima che il 35% dei lavoratori in futuro potrebbe lavorare in smart working, perché la loro mansione lo permetterebbe, a patto di cambiamenti organizzativi, dotazioni tecniche adeguate e investimenti in formazione.

L’ufficio Studi PwC valuta che i benefici positivi che lo smart working potrebbe portare sono pari ad un aumento della produttività del 4%, 5 giorni di congedo in meno richiesti con una ricaduta positiva sul PIL con incremento dell’1,2%. È bene considerare alcuni impatti dello smart workingche vanno tenuti in considerazione. LinkedIn ha condotto un’indagine su 2.000 lavoratori italiani in Smart Working, per comprendere gli impatti che il lavoro a distanza produce sulla salute dei lavoratori. Non tutti gli impatti sono positivi.

Il 48% di smartworkers ha visto aumentare il proprio carico di lavoro, per oltre tre giorni di lavoro in più al mese e il 22% ha iniziato in anticipo la giornata lavorativa. Inoltre, hanno nuove difficoltà sul lavoro: il 46% sono più ansiosi o stressati dal lavoro da casa, il 26% ha registrato mancanza di concentrazione durante il giorno e il 21% ha provato fatica a «staccare la spina» a fine giornata. Inoltre, il 27% ha provato difficoltà a dormire e il ha riscontrato un impatto negativo sulla propria salute mentale.

Andrea Toselli ha ricordato: “È importante saper cogliere le opportunità di una vera applicazione dello smart working legiferando in modo adeguato alle sfide di oggi e incentivare una reale ed efficiente connessione digitale del paese”.

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