Recovery Fund, manca il “momento Hamilton”

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di Gianluigi Raimondi 24 Luglio 2020 | 18:30

A cura di Flavio Carpenzano, Senior Investment Strategist Fixed Income di AllianceBernstein

I leader europei hanno raggiunto un accordo per un Recovery Fund da 750 miliardi di euro. Come da attese, il volume dei finanziamenti a fondo perduto è stato ridotto dagli iniziali 500 a 390 miliardi. Insieme a una sorta di controllo nominale su come verranno effettivamente spesi i soldi e a una riduzione dei loro contributi all’UE, il ridimensionamento dei prestiti a fondo perduto ha fatto cedere la linea dura dei governi del nord Europa.

Il taglio ai finanziamenti non è stata una sorpresa e non ha mitigato l’importanza dell’accordo raggiunto. 750 miliardi è circa il 6% del Pil dell’Eurozona e quanto garantito a Spagna e Italia va anche oltre. Il Recovery Fund fungerà quindi davvero come un importante supporto alle economie più deboli dell’Euro-Area, aiutandole nella loro ricostruzione e facendo sì che gli errori che hanno segnato la risposta europea alla Grande Crisi Finanziaria non si ripetano. Ci sono pochi dubbi che la reazione dell’UE al Covid-19 sia stata impressionante e che quanto messo in atto lasci spazio a un cauto ottimismo per l’outlook ciclico.

E’ importante, tuttavia, mantenere una prospettiva e riconoscere cosa rappresenta il Recovery Fund, e cosa no. Questo strumento è descrivibile al meglio come una temporanea, seppur significante, espansione del bilancio pluriennale dell’Unione – che già distribuisce fondi tra contributori e beneficiari, in risposta a uno shock economico senza precedenti. E così è descritto anche nelle comunicazioni ufficiali.

Ciò che davvero caratterizza il Recovery Fund è l’introduzione dell’UE come soggetto in grado di accedere al mercato per la prima volta come unicum. E’ possibile che questo venga descritto come il primo passo verso l’unione fiscale. Non vi è però nessuna mutualizzazione dei debiti precedenti e non siamo di fronte all’ “Hamilton moment” dell’Europa (in riferimento all’azione del primo ministro del tesoro Usa, Alexander Hamilton, che nel 1790 dispose che il governo federale si facesse carico del debito incorso dai singoli Stati durante la guerra civile americana in cambio di maggiore potere di determinazione della tassazione, ponendo così le basi per la fondazione di un governo centrale forte negli Stati Uniti).

Sul fronte Italia, infine, per quanto generosa, le misure aiuteranno il Paese a mettere una toppa a problemi di liquidità nei prossimi due o tre anni, ma rimane una goccia in un oceano per la solvibilità del debito. In questo caso, la palla rimane alla Banca centrale europea.

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