Franklin Templeton: “Rally degli emergenti alla ripartenza dell’economia nel 2° trimestre”

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di Gianluigi Raimondi 27 Luglio 2020 | 10:00

La pandemia di COVID-19 continua a incidere sulle economie di tutto il mondo quando emergono dal lockdown, compresi i mercati emergenti. Il team azionario mercati emergenti di di Franklin Templeton offre una panoramica degli sviluppi dell’ultimo mese e analizza in che modo la pandemia stia guidando una tendenza verso la deglobalizzazione e le nuove innovazioni.

Tre fattori sui cui riflettere oggi

  1. Il rischio geopolitico è tornato in primo piano con l’acuirsi delle tensioni ai confini tra Cina e India: quest’ultima ha imposto misure economiche, tra cui la messa al bando di 50 app cinesi e l’annullamento dei contratti governativi con gli appaltatori cinesi.
    A nostro giudizio, il rinnovato impegno indiano a limitare le importazioni dalla Cina è difficile da rispettare in considerazione della dipendenza del paese dai prodotti finali cinesi, oltre che dalle materie prime/dai macchinari per la sua filiera manifatturiera. Negli ultimi anni, gli sviluppi geopolitici riguardanti la Cina hanno suscitato clamore e incertezza nel breve termine, ma riteniamo improbabile che compromettano il percorso di ripresa del paese. Le ultime misure di stimolo, tra cui un’elevata spesa di bilancio, annunciate al Congresso nazionale del Partito alla fine di maggio, dovrebbero fornire stimoli positivi alla ripresa interna di più breve termine. Per il 2020
    il governo cinese non ha fissato un obiettivo esplicito di crescita economica a causa dell’alto livello di incertezza riguardo alla pandemia e alla situazione globale. Ha tuttavia sottolineato che l’occupazione e le misure sociali (protezione dei livelli di sostentamento di base) saranno le priorità fondamentali di quest’anno. Ciò implica il sostegno alla crescita e la prosecuzione degli stimoli politici mirati e calibrati – anche rafforzati, se necessario – in linea con l’orientamento finora seguito dai responsabili economici cinesi.
  2. La pandemia del COVID-19 continua ad animare la discussione sulla deglobalizzazione. Questo termine ha molti possibili significati: può riferirsi semplicemente alla rilocalizzazione di alcune imprese strategiche, a una minore dipendenza dalle catene di fornitura estere o alla creazione e/o al sostegno di eccellenze nazionali. Per alcuni, tuttavia, assume un significato più concreto. Ad esempio, il crollo degli accordi commerciali internazionali e delle organizzazioni e associazioni che li controllano. Finora, pochi elementi corroborano quest’ultima ipotesi. A nostro giudizio non tutti i paesi sono disposti a interrompere le relazioni commerciali in essere. In realtà, molti continuano a cercare nuovi accordi commerciali, approfondendo la loro integrazione con gli altri. Tra gli accordi commerciali recenti vi sono quelli tra l’Unione Europea (UE) e il Mercosur, mentre restano in via di definizione quelli tra gli Stati Uniti e il Regno Unito. Ci sono molti esempi positivi in tutto il mondo dei benefici del commercio e della sua capacità di creare ricchezza e opportunità per i paesi. Nel periodo 2009-2018, ad esempio, le esportazioni sudcoreane di beni e servizi sono aumentate quasi del 60%, contribuendo ad alimentare un aumento vicino al 30% dell’utile netto pro capite.
  3. Mentre continuiamo a migrare verso un’economia globale basata sulla conoscenza, rileviamo la crescente importanza delle attività immateriali. Infatti, diversi mercati emergenti (ME) sono oggi leader nell’innovazione in settori come l’e-commerce, l’e-learning, i pagamenti digitali e il mobile banking. Riteniamo che questa tendenza sia destinata a proseguire. Durante la prima epidemia di COVID-19 in Cina, ad esempio, una delle principali società di assistenza scolastica privata del paese è riuscita a migrare su una piattaforma online l’intera offerta di corsi di formazione offerti nei suoi centri didattici fisici sparsi in 100 città. Di fatto, ha significato spostare due milioni di studenti. Ci aspettiamo un’ulteriore accelerazione della penetrazione dell’insegnamento online in Cina nel medio-lungo periodo. Un’altra società nota per la sua piattaforma di e-commerce, ha diversificato il suo business espandendosi in nuovi settori nel corso degli anni. Durante il blocco, ha offerto l’accesso gratuito alla sua app di comunicazione che ha permesso a 600.000 docenti di insegnare a distanza. Ha anche aumentato il numero di sessioni di streaming in diretta sulle sue piattaforme di e-commerce, mentre milioni di persone erano confinate in casa durante il blocco. In tempi di crisi, la frequente necessità delle imprese di adattarsi rapidamente può portare ad adottare nuove tecnologie. Abbiamo visto la pandemia COVID-19 accelerare gli sviluppi tecnologici in tutto il mondo – forse cambiando in modo permanente il nostro modo di fare acquisti, imparare e ricevere servizi sanitari.

Prospettive

Crediamo che la pandemia del COVID-19 abbia messo in evidenza i punti di forza del mondo emergente, compresi i sistemi sociali, la governance e, in molti casi, l’assistenza sanitaria. Nell’ultimo decennio abbiamo anche assistito a solidi progressi in termini di riforme, sia dal punto di vista dei bilanci che delle imprese. Di conseguenza, la solidità finanziaria delle economie emergenti e i bilanci delle loro aziende si stanno dimostrando un utile fattore di resilienza durante la crisi. Prevediamo che continuerà ad accadere, soprattutto in Asia.

Ad esempio, ai primi segni del COVID-19, quando la portata della crisi non era ancora del tutto nota, molti investitori credevano che i ME come la Cina avrebbero avuto bisogno di una quantità significativa di stimoli fiscali e monetari per rimettersi in carreggiata.

Qualche stimolo si è visto anche nei ME ma nella realtà sono stati i paesi sviluppati a offrire la maggior fonte di stimoli, sia fiscali che monetari, a livelli senza precedenti che superano di gran lunga quelli visti durante la crisi finanziaria globale. Ciò ha spinto a interrogarsi su come alla fine si recupererà e ripagherà questo sforzo. Riteniamo che andrà a costituire un vero ostacolo che, almeno per qualche tempo, potrebbe ingenerare qualche difficoltà per i paesi sviluppati.

Considerando poi gli sviluppi nel mondo delle imprese – dove abbiamo osservato il ritorno in primo piano del concetto di modelli accelerati e di innovazione in tutta una serie di settori fra i quali la tecnologia, i beni di consumo e la finanza – siamo fortemente ottimisti su queste società e su alcune di queste economie.

Sviluppi e tendenze dominanti nei mercati emergenti

Nel secondo trimestre le azioni dei ME hanno recuperato posizioni, pur alle spalle dei mercati sviluppati. Un graduale allentamento dei blocchi indotti dal coronavirus in tutto il mondo, indicatori economici migliori del previsto, l’ottimismo sui potenziali trattamenti per il COVID-19 e un diffuso stimolo economico hanno prevalso sui timori di una seconda ondata di focolai e sulle rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Cina. In prevalenza, le valute dei ME si sono rafforzate nei confronti del dollaro USA. L’indice MSCI Emerging Markets ha guadagnato il 18,2% nel trimestre, mentre l’indice MCSI World ha reso il 19,5%, entrambi in dollari statunitensi.

Gli eventi più importanti nei mercati emergenti nel secondo trimestre del 2020

  • Le azioni asiatiche hanno brillato, con forti guadagni per tutti i mercati nel trimestre. L’efficace contenimento della pandemia da parte di Taiwan ha sostenuto il suo mercato azionario, dove le grandi aziende tecnologiche hanno messo a segno un rally. In India, i primi allentamenti delle misure di lockdown hanno fatto sperare in una ripresa dell’economia e favorito un apprezzamento azionario, nonostante il riacutizzarsi delle tensioni al confine tra India e Cina. Le quotazioni delle azioni sudcoreane sono aumentate, grazie agli stimoli monetari e fiscali introdotti dalle autorità a sostegno dell’economia, mentre gli investitori non hanno dato peso alle minacce militari provenienti dalla Corea del Nord. Le azioni cinesi sono avanzate sulla scia di dati economici incoraggianti, restando tuttavia al traino rispetto alla maggior parte degli altri mercati regionali. Il riemergere degli attriti fra Stati Uniti e Cina e un nuovo focolaio di coronavirus a Pechino hanno frenato l’umore degli investitori.
  • I mercati dell’America Latina hanno partecipato alla ripresa globale, grazie al sostegno derivante dall’aumento della mobilità per effetto dell’allentamento delle misure di distanziamento concesso dai governi. Argentina, Brasile e Cile guidano le classifiche regionali, mentre le quotazioni azionarie in Colombia, Perù e Messico, pur registrando guadagni a due cifre, si posizionano dietro i loro omologhi. In Brasile il clima economico è stato sostenuto dalle misure stabili di allentamento monetario: nel trimestre, la sua banca centrale ha tagliato il tasso d’interesse di riferimento dell’1,5%, fino al minimo storico del 2,25%. La maggiore cooperazione politica e i dati sull’attività economica migliori del previsto per il mese di aprile hanno ulteriormente aiutato il clima economico. In Messico, la debolezza dei dati macroeconomici e il declassamento del rating del credito sovrano hanno tolto efficacia agli sforzi di allentamento monetario della banca centrale. L’ulteriore pacchetto di stimoli ha migliorato il sentiment in Cile, mentre il declassamento del rating sul debito sovrano peruviano ha frenato il progresso di questo mercato.
  • I mercati dell’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa hanno registrato un trimestre solido e vedono in testa al gruppo il Sudafrica, la Repubblica Ceca e la Polonia. Per contro, Qatar, Arabia Saudita ed Egitto sono rimasti arretrati rispetto agli altri paesi della regione. I titoli azionari sudafricani hanno recuperato posizioni quando gli investitori hanno scelto di ignorare i declassamenti del credito sovrano e di dare più peso alla graduale abolizione delle misure di blocco, ai dati migliori del previsto sul prodotto interno lordo (PIL) del primo trimestre e all’attuazione di misure di allentamento fiscale e monetario Anche l’indice di riferimento della Russia, trainato dal forte apprezzamento del rublo, dall’aumento del prezzo del petrolio e dall’allentamento delle misure di quarantena, ha registrato rendimenti a due cifre nell’arco del trimestre. Gli elettori hanno approvato un referendum costituzionale che permette al presidente Vladimir Putin di chiedere due ulteriori mandati, rimanendo di fatto al potere fino al 2036.

Prospettive regionali

Cliccando qui potete consultare la mappa cliccando su ogni singolo paese per leggere l’aggiornamento di mercato e il sentiment di Franklin Templeton.

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