Resilienza nel credito: tutto tranquillo per ora, ma ci attendono prove importanti

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Avatar di Gianluigi Raimondi 29 Luglio 2020 | 13:30

La resilienza degli investitori è stata sottoposta a forti pressioni nel 2020. Entrando nella seconda metà dell’anno, i segnali del mercato e la realtà economica sembrano ignorarsi a vicenda, e ciò vale anche per il mercato del credito. Gli investitori farebbero bene a ricordare che l’eccessivo compiacimento non è un’opzione per chi intende rafforzare la resilienza dei propri portafogli.

Guardando oggi ai mercati primari e all’andamento dei rendimenti, verrebbe da pensare che il crollo del mercato nel mese di marzo sia stato un’anomalia. Le valutazioni sono state chiaramente sostenute dagli interventi promossi dalle banche centrali e dai governi a sostegno delle economie e delle aziende devastate dagli effetti del COVID-19.

“A questo proposito, non è stato tanto diverso dagli ultimi dieci anni. Le dinamiche economiche sottostanti sembrano suggerire che molte più aziende siano destinate al fallimento”, afferma Colin Purdie, Chief Investment Officer di Aviva Investors per il settore del credito.

A testimonianza di quanto sia precaria la situazione economica, a giugno il Fondo monetario internazionale ha rivisto al ribasso le stime sul Pil globale per l’anno in corso, prevedendo una contrazione del 4,9%. Sebbene le agenzie di rating siano state rapide nel declassare le società, possiamo sicuramente attenderci un altro round e un incremento dei default. Il 1° luglio, Fitch ha annunciato che il numero di default nei primi cinque mesi ha superato quello registrato in tutto il 2019.

Nel momento in cui verrà meno il sostegno politico, le società con modelli di business insostenibili saranno sottoposte a una pressione crescente, in quanto contrarre prestiti diventerà più costoso se non addirittura impossibile. A quel punto, la crisi causata dal COVID-19 metterà in evidenza le differenze più sostanziali rispetto alla situazione che le società hanno vissuto negli ultimi dieci anni. “Nel breve termine, la crisi non ha cambiato nulla, ma nel medio periodo lo farà sicuramente, sia per quanto riguarda le imprese, evidenziando i loro divari in termini di sostenibilità, sia a livello di cambiamenti, volontari o forzati, delle abitudini e delle tendenze di consumo”, aggiunge Purdie.

Rafforzare la resilienza nei portafogli

Purdie afferma che la resilienza degli investimenti consiste nell’assumersi rischi adeguati, commisurati alle aspettative dei clienti: “Si tratta di capire i mercati e le società in cui si investe ed essere pronti ad adeguarsi. La resilienza si costruisce attraverso un efficace processo di assunzione e gestione dei rischi”.

Una solida analisi fondamentale e la costruzione del portafoglio possono offrire un vantaggio strutturale. La costruzione del portafoglio mira a ottimizzare i rendimenti corretti per il rischio e a integrare la diversificazione e la resilienza nel processo d’investimento.

I gestori tendono a essere ottimisti riguardo alla loro capacità di prevedere la performance, creando così dei bias nei confronti delle allocazioni più rischiose. La costruzione del portafoglio consente di identificare e mitigarli, utilizzando strumenti come le analisi di sensibilità dei portafogli in diversi scenari. Tali analisi illustrano il livello di rischio assunto nel perseguire i rendimenti e cosa può accadere ad un portafoglio quando la tesi di investimento principale non ha l’esito atteso. Si tratta di una buona ricetta per contrastare supposizioni eccessivamente ottimistiche.
La costruzione della resilienza si basa anche sulla diversificazione dei driver dei rendimenti, mantenendo uno sguardo vigile sulle correlazioni, che possono cambiare nel tempo, eseguendo stress-test sui portafogli.

Guardando ai fondamentali a lungo termine, resilienza significa anche avere un modello di business in grado di adattarsi a condizioni e tendenze in continua evoluzione. La storia è ricca di esempi di aziende che hanno opposto resistenza al cambiamento e non sono sopravvissute, basti pensare a Kodak e Blockbuster. La caratteristica che accomuna le società resilienti è quella di restare sempre al passo e concentrarsi sul lungo termine.

Per citare il giocatore canadese di hockey su ghiaccio Wayne Gretzky: “un buon giocatore di hockey sta sempre dove si trova il puck; un grande giocatore di hockey sta sempre dove andrà il puck”. Applicando questo approccio al mondo del business, le società resilienti possono anticipare le tendenze del mercato.

Ripresa a V, a W o modellata sulla società

Guardando al mercato del credito, il settore investment grade sembra leggermente più attraente di quello high yield, dal momento che le misure di sostegno delle banche centrali sono prevalentemente rivolte a questa categoria di società. Sarà fondamentale evitare i perdenti.

Non vogliamo investire in settori in cui non abbiamo una chiara visibilità sulle prospettive future. Non siamo pagati abbastanza per correre questo rischio”, afferma Purdie. Sebbene si sia aperto un dibattito sulla probabile forma della ripresa, agli investitori di lungo termine questo argomento potrebbe non interessare tanto quanto le tendenze strutturali a livello economico e sociale.

È importante individuare le società che saranno meno influenzate da questi cambiamenti e quelle che ne trarranno beneficio. “Durante il lockdown, le persone non hanno smesso di parlare al telefono, di navigare in internet e così via. Il mercato azionario statunitense sta andando bene proprio perché è tech-heavy, ma le società tecnologiche stanno registrando buone performance anche nei mercati del credito”, afferma Purdie.

I settori difensivi, come quello sanitario e farmaceutico, che storicamente hanno avuto buoni risultati nei periodi di recessione, confermano il loro andamento positivo. Anche il settore finanziario offre delle opportunità, nonostante lo scetticismo degli investitori.

I fattori ESG danno impulso alla resilienza

Ci saranno anche dei settori perdenti. Il settore energetico statunitense ne è un esempio. È stato colpito dalla guerra dei prezzi petroliferi tra Russia e Arabia Saudita all’inizio del 2020, ma ora si trova ad affrontare un problema ben più grande sul fronte della domanda, dal momento che le economie puntano alla decarbonizzazione. È qui che entra in gioco l’analisi basata su parametri ambientali, sociali e di governance (ESG), che tiene conto di fattori non finanziari e li applica al settore e alle società per capire come si evolvono le tendenze.

Anche il coinvolgimento degli investitori svolge un ruolo chiave nell’incoraggiare le compagnie petrolifere ad accelerare la loro transizione verso fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda le case automobilistiche, le imprese che stanno abbracciando la tecnologia dei veicoli elettrici resisteranno a lungo, mentre quelle che restano aggrappate al motore a combustione interna sono destinate a scomparire. “O il sentiment del mercato si muoverà a loro sfavore oppure verranno regolamentate o escluse dal business”, sostiene Purdie.

L’analisi ESG aiuta a identificare le tendenze a lungo termine che il COVID-19 ha messo in evidenza, dalla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio alla diversità.

“Quanto saranno considerati più importati i fattori ESG dal punto di vista degli investimenti? Che si tratti di plastica o di aerei, il COVID-19 ha messo in evidenza il desiderio delle persone di ripartire agendo in modo diverso. La creazione di portafogli creditizi resilienti sarà subordinata alla comprensione di questa realtà”, aggiunge Purdie.

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