Banche europee in fibrillazione tra divieti Bce e stime di scenari avversi

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di Gianluigi Raimondi 30 Luglio 2020 | 10:00

Come ampiamente atteso, la Bce ha esteso il divieto alla distribuzione dei dividendi al 1° gennaio 2021 (rispetto ad una precedente scadenza previsto per il 1° ottobre). La decisione si traduce sostanzialmente in una conferma di quanto già annunciato dalla BCE a marzo che di fatto imponeva il divieto a distribuire nel 2020 i dividendi maturati a valere sull’utile 2019 e ad effettuare buyback.

In base ai calcoli degli analisti di Equita, questa decisione (che si applica a tutte le banche, comprese quelle cosiddette less significant) comporta la cancellazione di 5.6 mld di monte dividendi per il settore, con un impatto positivo sul capitale di 58 punti base che abbiamo già incorporato nelle nostre stime.

La BCE si è inoltre riservata di rivalutare l’estensione del divieto dopo il 1° gennaio 2021 nel quarto trimestre di quest’anno, tenendo conto, fra l’altro, del livello di incertezza del contesto di mercato e dell’evoluzione delle prospettive del capitale delle banche.

Alle banche viene lasciata libertà di effettuare distribuzioni di dividendi non in cassa che non riducano la quantità e qualità del capitale: in base alla interpretazione di Equita ciò comporta che le banche potrebbero, nel 2020, distribuire script dividend e/o effettuare aumenti di capitale gratuiti come forma di remunerazione sulla carta dei propri azionisti, in attesa di ripristinare una dividend policy normalizzata basata sul cash.

La BCE ha anche presentato uno studio con gli impatti dal Covid-19 sul capitale di 84 banche europee: i risultati sono simili, per il 2020, a quelli già presentati dall’EBA a maggio. Infatti, nello scenario base che prevede un calo del Pil 2020 dell’8.7% (in linea con il consenso) la Bce stima un effetto negativo sul CET1 di 170 punti base (rispetto ai 233 previsti dall’EBA), livello che consentirebbe a tutte le banche italiane (eccetto Mps) di mantenere un buffer rispetto allo SREP (329 punti base in media).

Nello scenario avverso, che prevede un calo del Pil 2020 del 12.6%, l’effetto negativo sul CET1 è atteso invece a 360 punti base (rispetto ai -380 previsti dall’EBA): anche in questa ipotesi tutte le banche (eccetto Mps) manterrebbero un buffer rispetto allo SREP (154 punti base in media).

Nello scenario avverso, in cui la ripresa del Pil 2021 e 2022 è ipotizzata molto modesta (+3% anno) gli impatti sul capitale per le banche sarebbero per contro drammatici perché la BCE stima un consumo di capitale a fine 2022 di 570 punti base, che ridurrebbe il CET1 di settore da 13.3% a 7.6%: mediamente le banche italiane non riuscirebbero a coprire il requisito SREP (-56 punti base buffer).

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