I due ostacoli al tris Geronzi sono Napolitano e Draghi

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di Redazione 26 Febbraio 2010 | 09:30
Cesare Geronzi è un banchiere accorto e quindi ha capito da qualche settimana che il “filotto” che pensava di realizzare, d’intesa col premier…

di John Hawkins

…Silvio Berlusconi (vedi SOLDI del 19 novembre 2009 e 21 gennaio 2010), si sta complicando: diventare lui stesso presidente delle Assicurazioni Generali al posto di Antoine Bernheim, essere sostituito in Piazzetta Cuccia da un industriale “doc” come Marco Tronchetti Provera e portare l’imprenditore sanitario Giuseppe Rotelli (vicino al premier, a Roberto Formigoni ma anche, a sorpresa, a Massimo D’Alema) alla presidenza della Rcs Quotidiani era un “tris” di primavera ambizioso, ma che avrebbe suscitato critiche più o meno velate. Quindi, proprio perché, nonostante le ripetute smentite (ultima quella al congresso Aiaf Assiom Forex del weekend scorso) il banchiere di Marino ha più di tutto a cuore il suo sbarco alla tolda di comando del Leone di Trieste, sugli altri due lati del nuovo “triangolo del potere” dell’era berlusconiana si può cominciare a ragionare. La partita più difficile è quella che vede Rotelli, azionista di Rcs tuttora fuori dal patto di sindacato ma socio con quasi l’11% del gruppo editoriale (e con un’opzione su un altro 3,6%), prendere il timone della Quotidiani. Un’idea che ha incontrato forti perplessità nientemeno che del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ciò anche se il disegno di Geronzi è stato condiviso dallo stesso Tronchetti, oggi presidente Pirelli e vicepresidente di Mediobanca, e da Diego Della Valle, azionista pesante di Rcs. Il sospetto è che l’arrivo di Rotelli a capo di un nuovo Cda che replicasse il board della holding (dove sarebbe rimasto presidente Piergaetano Marchetti) avrebbe finito per esercitare una forte pressione sul direttore del “Corriere”, Ferruccio De Bortoli dopo che alcuni membri del patto (a cominciare da Salvatore Ligresti per bocca di Massimo Pini) avevano criticato la linea editoriale del quotidiano. Quindi, almeno per il momento, la candidatura di Rotelli resta congelata. Per la partita Generali oltre le perplessità teoriche di Alessandro Profumo (l’UniCredit è socio Mediobanca e ha il 3,24% di Generali, ma la quota dovrà essere ceduta dopo giugno) contano i forti dubbi espressi informalmente da Mario Draghi, governatore di Bankitalia, su una presidenza Geronzi, che pesano tanto quanto il 4,46% che Via Nazionale detiene nel big assicurativo.

L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
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