C’è oppure no una bolla sul mercato azionario americano?

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di Gianluigi Raimondi 31 Luglio 2020 | 12:30

Negli Stati Uniti, è in discussione l’ultimo round di stimolo fiscale. Si tratta di un appuntamento importante perché in assenza di ulteriore stimolo, i sussidi di disoccupazione, attualmente 600 dollari a settimana, andrebbero a esaurirsi presto. I democratici vogliono estendere il sussidio fino a gennaio, mentre i repubblicani propongono una riduzione a 200 dollari a settimana per due mesi. In termini di ulteriore stimolo, i repubblicani parlano di un trilione di dollari (4.5% del PIL), mentre i democratici parlano di 3.5trilioni (16% del PIL). È possibile che si trovi un’intesa vicina alla proposta repubblicana. Si prevede che a fine anno, il deficit di bilancio degli Stati Uniti possa raggiungere almeno il 20% del PIL. Ecco di seguito la view dettagliata di Alberto Artoni, Portfolio Manager US Equity di AcomeA SGR.

Dal punto di vista della politica monetaria, dall’inizio della pandemia, il bilancio della FED è aumentato di 3 trilioni di dolalri e si attesta oggi a circa 7 trilioni (32% del PIL). La gran parte dell’aumento si è verificata tra marzo e aprile, mentre da fine maggio in poi il bilancio della FED si è stabilizzato. La voce di bilancio che si è normalizza nell’ultimo periodo sono le Swap lines, cioè il prestito di liquidità fatto dalla FED alle banche centrali estere. Di per sé, questa rappresenta una buona notizia, poiché le condizioni sul mercato Forex sono notevolmente migliorate rispetto a marzo/aprile.

La FED continua a mantenere una stance monetaria molto accomodante e nel meeting di settembre potrebbero emergere novità in termini di strategy review. In sostanza la FED potrebbe comunicare la revisione dell’obiettivo di inflazione di medio periodo al di sopra dell’attuale target del 2%. Questo certificherebbe che la FED auspica un livello di inflazione più alto del 2%, per cercare di compensare il periodo in cui l’inflazione è stata più bassa delle attese. Le implicazioni di questa nuova strategia potrebbero portare il mercato a prezzare attese di inflazione più elevate ma tassi comunque bassi ancora per un lungo periodo di tempo.

C’è una bolla sul mercato azionario americano?

Possiamo dire che certamente c’è un divario estremo di valutazione tra i titoli value e i titoli growth, che nel mercato americano raggiunge circa 30 punti percentuali da inizio anno. In un contesto di bassi tassi d’interesse e di crescita non particolarmente robusta nelle economie occidentali, molti titoli del settore tecnologico sono stati fortemente premiati grazie alla loro naturale esposizione a trend strutturali di crescita. Questa dinamica ha però raggiunto proporzioni estreme, come si può verificare nel seguente grafico che rappresenta il rapporto tra l’indice Nasdaq 100 (rappresentativo della cosiddetta “new economy” e lo Standard&Poors 500 che invece è utilizzato come riferimento del mercato nel suo insieme.

A luglio questo rapporto ha raggiunto e superato i livelli del 2000, durante quella che fu poi definita come “la bolla delle dot-com”. Oltre alle ragioni fondamentali sopra descritte riteniamo che abbia influito in questa dinamica il cosiddetto effetto “FOMO” (acronimo inglese per “fear of missing out”, ossia un istinto irrazionale che spinge agli acquisti per paura di perdere le opportunità di guadagno) che sembra colpire non solo gli investitori privati (a questo proposito si è molto sentito parlare della piattaforma Robin Hood) ma anche i tanti investitori istituzionali prigionieri del confronto con il benchmark trimestrale.

In questo contesto di mercato siamo consapevoli dei timori degli investitori nei confronti dell’investimento nel mercato americano, tuttavia dobbiamo prendere atto di come il basso livello dei tassi sui titoli governativi renda le azioni particolarmente interessanti rispetto al passato. Alla luce di queste dinamiche una strategia azionaria value rappresenta un’incredibile opportunità di allocare i propri risparmi nel mercato azionario, al riparo dal rischio bolla.

 

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