Trimestrali, i consumi in Europa tornano a crescere

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di Stefano Fossati 20 Agosto 2020 | 15:30

“Nel mese di luglio i mercati azionari europei hanno fatto un passo indietro in euro (mentre sono stati positivi in dollari). Dopo un lungo vertice, i leader politici dell’Unione Europea hanno concordato un importante pacchetto da 750 miliardi di euro per finanziare la ripresa post coronavirus nella regione. Sul fronte valutario, il dollaro ha raggiunto un minimo a due anni con gli investitori che hanno messo in dubbio il ritmo della ripresa statunitense. A luglio sono stati pubblicati i primi dati del secondo trimestre. Essi danno un’idea dell’entità dello shock economico nel trimestre maggiormente colpito dalla pandemia globale e dalle misure sanitarie a essa associate”. E’ quanto sottolinea Alistair Wittet, Gestore del fondo Comgest Growth Europe di Comgest, che di seguito analizza i dati che emergono dalle trimestrali di alcune aziende particolarmente significative.

Nonostante il contesto di aspettative depresse, alcune società sono riuscite a registrare una buona performance in termini relativi, soprattutto a livelli di mantenimento della liquidità. Le azioni di Sap hanno registrato un’ottima performance dopo l’annuncio di fatturato e utili trimestrali migliori del previsto. Le nuove licenze sono diminuite meno del previsto grazie a un rapido rimbalzo in Asia. Nel settore dei beni di consumo di base, Unilever ha registrato un fatturato migliore del previsto, trainato dalla robusta domanda interna per i suoi principali marchi. Nel settore dei materiali da costruzione, Sika ha avuto un trimestre difficile, ma ha indicato condizioni di mercato più favorevoli per il resto dell’anno.

All’opposto, le azioni di Asml, specialista in litografia, hanno sofferto a causa delle prese di profitto, nonostante l’annuncio di un trimestre solido con una crescita del fatturato del +30% e la conferma dei suoi obiettivi per il 2020. Nel campo del lusso, Lvmh ed Hermès sono state penalizzate da un elevato de-leverage operativo: la chiusura di diversi negozi per settimane, unita ad un alto grado di costi fissi, hanno determinato in entrambi i casi un calo del risultato operativo di oltre il 50% nei primi sei mesi dell’anno. Le prime indicazioni segnalano una ripresa dei consumi interni in seguito alla riapertura dei negozi – che è incoraggiante – ma la mancanza di viaggiatori cinesi è un ostacolo alla piena ripresa. Le azioni di Lindt & Sprüngli sono calate: le vendite nel periodo sono diminuite dell’8% a tassi di cambio costanti, penalizzate dalla chiusura dei negozi durante la stagione pasquale. Nonostante le ambizioni di crescita a lungo termine siano stato confermate, il produttore di cioccolato ha avvertito che ci vorrà fino al 2022-23 per tornare al margine operativo pre-crisi.

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