Apple, record a Wall Street. “La concentrazione non è un rischio per i mercati azionari”

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di Stefano Fossati 21 Agosto 2020 | 16:30

“Attualmente i cinque maggiori titoli dell’S&P 500 rappresentano quasi un quarto dell’indice, mentre Apple è diventata la prima azienda con una valutazione superiore ai 2mila miliardi di dollari. Questo ha fatto insorgere timori su un’eccessiva concentrazione del mercato. Riteniamo che l’attuale livello di concentrazione sul mercato statunitense non sia una novità, oltre a essere inferiore a quello che osserviamo in altri mercati globali”. E’ l’opinione di Ben Jones, senior multi-asset strategist di State Street, alla luce del record toccato da Apple in Borsa.

Il titolo Apple a Wall Street negli ultimi 12 mesi (fonte: Bloomberg)

Secondo l’esperto, inoltre, “nei periodi di sottoperformance delle società di maggiori dimensioni e di riduzione della concentrazione, non necessariamente i mercati azionari entrano in una fase di declino. Infatti, c’è una relazione leggermente negativa tra la variazione della concentrazione e la performance dell’indice. Attraverso l’utilizzo di parametri proprietari per determinare la natura sistemica di questi titoli, abbiamo riscontrato che attualmente le cinque maggiori azioni non comportano un rischio sistemico così elevato e che questi parametri sono diminuiti all’aumentare delle dimensioni dei titoli”.

In breve, conclude Jones, “un’elevata concentrazione non si traduce necessariamente in un calo delle performance azionarie, quindi riteniamo di poter eliminare questo tema dalle possibili fonti di preoccupazione”.

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