Cina, la crescita economica è diventata instabile

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di Gianluigi Raimondi 24 Agosto 2020 | 10:00

La ripresa economica della Cina segna dati contrastanti. Nel dettaglio, la crescita industriale di luglio si è confermata al +4,8% su base annua, in calo però rispetto alle attese e con vendite al dettaglio calate dell’1,1% rispetto alle attese di un aumento dello 0,1% confermando così la dimunzione preoccupante dei consumi da parte della popolazione locale.

I dati di luglio, gli ultimi a disposizione, evidenziano inoltre le difficoltà della ripresa economia della Cina, con i consumi incapaci di tenere il passo della produzione industriale. Per un ritorno sostenibile alla crescita infatti Pechino avrà bisogno di un forte aumento dei consumi privati, viste anche le crescenti tensioni con gli Stati Uniti e la possibilità di una seconda ondata del Covid-19 che continuano a limitare la domanda esterna.

Un’ulteriore conferma giunge poi dall’immissione di liquidità da parte della Banca Centrale Cinese per ridurre i rischi delle grandi emissioni di titoli di Stato e le scadenze dei finanziamenti interbancari.

In questo scenario il Governo ha recentemente pubblicizzato il cosiddetto modello di sviluppo a “doppia circolazione”, in cui un’economia domestica più autosufficiente funge da principale motore di crescita. Senza però come verrà implementato questa politica o cosa andrebbe fatto per stimolare la domanda interna.

Il tutto mentre dall’altra parte del Pacifico, resta la fase di stallo tra Repubblicani e Democratici in merito a lancio di un nuovo pacchetto di stimoli finanziari e aiuti, con il Congresso e la Casa Bianca che si trovano ancora distanti.

In particolare, i democratici vorrebbero una manovra da circa 2 trilioni di dollari, circa il doppio di quanto siano disposti a offrire i repubblicani, e al momento entrambi i partiti non sembrano voler cercare un compromesso. Non vi è una data certa su quando le forze politiche si incontreranno nuovamente ed è molto probabile che la discussione si sposti a fine settembre, rischiando di ostacolare gli sforzi compiuti fino a oggi e di compromettere la ripresa dell’economia, non solo statunitense ma anche mondiale. A cominciare proprio dalla Cina, economicamente legata a doppio fino con gli States.

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