Tcw: la ripresa potrebbe non essere così veloce come sembra

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Avatar di Stefano Fossati 27 Agosto 2020 | 15:00

I mercati scontano una prossima e rapida ripresa dell’economia statunitense. Ma la realtà che ci troviamo di fronte suggerisce che le prospettive potrebbero essere ben diverse. Questo il monito che Tad Rivelle, Chief Investment Officer Fixed Income di Tcw, lancia in questa intervista.

Tad Rivelle

Nonostante i casi di Covid-19 stiano aumentando negli Usa, gli investitori stanno anticipando una rapida ripresa dell’economia. Qual è la sua opinione sull’attuale contesto?
Già nel 2019 erano visibili molti indicatori che segnalavano un contesto di fine ciclo, quello che vediamo di fronte a noi è un’economia in uno stadio di pre-recessione. Ciò era già evidente dalla profittabilità delle aziende, dal commercio globale e dalla quantità di debito nel settore corporate. Quindi il Covid-19 potrebbe aver agito da catalizzatore, anticipando una recessione che avremmo comunque visto e accelerando il rallentamento economico soprattutto in alcuni settori come viaggi e hotel. La Fed ha sostanzialmente creato un gigantesco cuneo tra i fondamentali – che a nostro avviso non sono affatto buoni – e i prezzi sui mercati dei capitali, che riflettono un alto livello di ottimismo. I mercati del rischio sembrano essere dell’idea che vedremo una ripresa a ‘V’. Tuttavia, sebbene sia possibile che la ripresa dai lockdown sarà rapida, dovremo comunque gestire le problematiche sottostanti.

Per salvare l’economia, la Federal Reserve sta acquistano anche bond corporate. Quali sono le conseguenze di una politica simile?
A marzo i mercati erano in caduta libera: gli spread di società solide – come Intel, Procter & Gamble, Disney ed Exxon – si sono ampliati a livelli mai visti nella nostra carriera. Ma non appena la Fed ha messo mano sui mercati, abbiamo visto una brusca ripresa dei prezzi. Tuttavia, questo non cambia nulla di fondamentale per quanto riguarda la necessità di riposizionamento delle aziende. Né cambia nulla di materiale rispetto a dove la disoccupazione strutturale si stabilizzerà quando le iniezioni di denaro avranno svolto il loro dovere. Quando il denaro inizierà a venire meno, molte aziende dovranno affrontare la dura realtà: prendere ulteriori aiuti pubblici o accettare il fatto di non essere più profittevoli, con conseguenze anche per i relativi posti di lavoro.

I premi per il rischio sui bond corporate high yield e BBB sono scesi significativamente rispetto al culmine della crisi. Le banche centrali sono state in grado di evitare un importante ciclo di default?
La Fed non ha risolto i problemi sottostanti, ma si è occupata dei sintomi. Oggi non sappiamo quali siano le aziende redditizie perché tutte sembrano esserlo. Ciò che è chiaro è che non abbiamo mai visto dati come quelli attuali nella nostra carriera professionale: una contrazione economica del genere, in relazione al Pil, non è mai stata sperimentata.

Ritiene che la Fed implementerà una politica di controllo della curva dei rendimenti? E nel caso, a suo avviso, funzionerà?
Le politiche di controllo della curva dei rendimenti funzionano se gli investitori considerano il dollaro una fonte stabile di benessere. Tale approccio ha funzionato durante periodi di guerra ma un controllo sui prezzi o altri tipi di programmi sono difficilmente ipotizzabili oggi, anche se molte altre cose inimmaginabili sono accadute di recente. Funzionerà? Nella fase iniziale sicuramente sì, ma non avrà gli effetti di stimolo immaginati. Mercati come il Giappone o l’Europa dimostrano che la crescita economica non dipende soltanto dalla riduzione dei tassi, che non ha effetti sulla crescita di lungo termine.

All’avvicinarsi delle elezioni presidenziali negli Usa, qual è la sua opinione dal punto di vista dei mercati obbligazionari?
Innanzitutto, l’economia è sempre il compagno di corsa del presidente in carica, e si tratta di una questione importante per Trump. In secondo luogo, così come le informazioni sui mercati sono state distorte dall’intervento della Fed, la mia sensazione è che anche sul fronte politico ci siano molte meno informazioni. Il rancore e la politicizzazione di qualsiasi cosa negli Stati Uniti implica che non sappiamo veramente quale sia la posizione dei candidati su varie questioni. Forse in parte è una ripetizione di quanto accaduto nel 2016: ci si è basati sulle informazioni e sui sondaggi, assumendo che fossero informazioni valide. Tuttavia, l’unica cosa che abbiamo davvero scoperto è che solo dopo le elezioni possiamo capire quale sia la posizione reale di un candidato.

Che cosa significherebbe la presidenza di Biden per i mercati finanziari?
Non so se nessuna delle tradizionali categorizzazioni sui repubblicani come conservatori fiscali e sui democratici come “Fiscalità e spesa” sia più applicabile oggi. Basta guardare a quanto accaduto negli ultimi mesi: se mi avessero chiesto a inizio anno se fosse possibile un programma di acquisto di bond corporate o addirittura di azioni da parte della Fed, sarei stato piuttosto scettico.

In un contesto come quello attuale, come ci si dovrebbe comportare sul fronte degli investimenti?
Continuiamo a ritenere che bisognerebbe guardare ai fondamentali e non cambiare idea solo perché i mercati riflettono una view diversa. È quindi fondamentale essere pazienti e aspettare che emergano delle opportunità, per esempio nel mercato dei mutui commerciali.

A cosa dovrebbe guardare un investitore nei prossimi mesi?
I dati al momento non sembrano avere molta rilevanza. Prendendo ad esempio dati molto semplici, come il tasso di disoccupazione, si nota che, a causa di problemi nei sondaggi, non è chiaro quante persone abbiano di fatto perso il posto di lavoro. In ogni caso, non sappiamo cosa succederà nei prossimi sei mesi, quindi è necessaria una certa cautela sui dati attuali.

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