Cina, crisi nel 2012?

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di Redazione 5 Marzo 2010 | 15:00
Il professore di economia Victor Shih dell’Università dell’Illinois, che ha studiato per mesi il debito delle circa 8000 entità governative locali della Cina, è convinto che nel 2012 il rapporto debito/Pil della nazione sarà del 96%, prospettando il pericolo di una nuova crisi finanziaria.

Dopo l’allarme lanciato da Wall Street in merito ad una potenziale una bolla cinese, la situazione dell’Oriente attira di nuovo le preoccupazioni del mondo degli affari.
Secondo il professore di economia Victor Shih, la crescita esponenziale delle passività dei governi locali della Cina potrebbe portare ad un innalzamento del debito governativo fino al 96% del Pil l’anno prossimo, incrementando seriamente le possibilità di uno scoppio di una crisi finanziaria per la terza maggiore economia al mondo.

“Il peggiore scenario è una crisi finanziaria di dimensioni enormi intorno al 2012”, prospetta il professore della Northwestern University di Evanston, nell’Illinois, che ha trascorso mesi effettuando ricerche sulle transazioni del debito di circa 8000 entità locali governative, sottolineando come secondo i suoi calcoli l’anno prossimo il debito cinese potrebbe raggiungere quota 39.838 miliardi di yuan, pari a 5.800 miliardi di dollari.
Tuttavia, le stime compiute dal Fondo Monetario Internazionale prevedono un rapporto tra il debito e il Pil che non supera il 22%. Shih difende la sua teoria consta tanto che i calcoli compiuti dall’organismo internazionale escludono le passività dei governi locali, in grado di innalzare il rapporto debito/Pil sino al 96%.

L’FMI peraltro prevede che il rapporto tra debito e Pil sarà al 69.6% in Spagna, quello Usa al 94%, quello greco al 115% e quello del Giappone al 227%. Se in effetti la stima di Shih si dovesse rivelare esatta, il 2012 dovrebbe essere l’anno di una crisi finanziaria di dimensioni enormi. Si riferivano forse a questo le profezie dei Maya?
Allarmi catastrofici o meno, Shih durante un’intervista telefonica concessa a Bloomberg ha dichiarato che “il rallentamento dovrebbe durare almeno due anni e forse anche di più”.

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