Dollaro debole, volano rame e non ferrosi. E JP Morgan punta su Trump

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Avatar di Stefano Fossati 1 Settembre 2020 | 14:00

A cura di Wings Partners Sim

Mese che si annuncia, almeno a guardare le prime battute sui mercati, movimentato, con i mercati londinesi chiusi per festività ieri, l’Europa che va a chiudere il miglior mese di agosto dal 2009 (sebbene ieri in rintracciamento) e Wall Street che continua a fare perno sui titoli tecnologici, con il Nasdaq che archivia ieri l’ennesimo record storico.

Una certa dose di ottimismo è tuttavia giustificabile, specie se guardiamo gli ottimi dati sui Pmi cinesi, con il settore manifatturiero che si stabilizza in territorio espansivo (51,0), quello dei servizi che offre la lettura più robusta dall’inizio del 2018 e quello privato, misurato da Caixin, che evidenzia un settore manifatturiero al suo meglio a far data dal lontano gennaio 2011.

Ottimismo anche in Germania dove iniziano a trapelare indiscrezioni di previsioni sul Pil meno disastrose rispetto a quelle emanate in aprile (-6,3% nel 2020, la peggiore recessione dal dopo guerra) in attesa della fitta serie di dati manifatturieri in pubblicazione oggi, in Europa, Canada e Usa.

Di contro il dollaro scivola sui nuovi minimi biennali sospinto al ribasso dalla costante pressione ribassista esercitata dagli hedge fund che hanno incrementato le loro posizioni in acquisto sull’euro ai massimi storici per la quarta settimana su cinque; eppure qualcosa potrebbe cambiare in Usa nelle prossime settimane.

La vittoria di Biden non è più così scontata e Trump sta rapidamente riguadagnando posizioni (tanto da indurre JP Morgan a un alert sulla possibile resurrezione del tycoon in zona Cesarini) complice l’intensificarsi delle proteste sul suolo americano contro la brutalità della polizia verso le minoranze etniche. Proteste violente a cui si risponde con altrettanta violenza dall’opposto estremo, con un sempre più ricorrente utilizzo di milizie armate e formazioni di vigilantes organizzati dall’estrema destra; insomma, clima da guerra civile.

La debolezza del dollaro, a sua volta associata alla prospettica liberalità monetaria della Fed, spinge ovviamente al rialzo le quotazioni dell’oro, questa mattina nuovamente in vista della soglia dei 2.000 dollari l’oncia e ai massimi di due settimane, sostenendo al contempo anche le quotazioni del petrolio con il Wti stabile sopra quota 43 dollari al barile.

Dove vediamo invece una vera e propria boutade rialzista questa mattina è sul comparto dei non ferrosi, con il rame che si porta con rapidità in apertura Lme sopra quota 6.800 dollari riprendendo il movimento rialzista registrato sul Comex ieri con le quotazioni del metallo rosso che hanno superato l’importante soglia psicologica e tecnica dei 3 dollari per libbra; indubbiamente i buoni dati cinesi e la notizia di un terremoto nel Nord del Cile di magnitudo 7.0 hanno coadiuvato questo movimento che rimane però sovra-alimentato nella sua componente occidentale da un eccesso speculativo, ben evidente se confrontiamo le quotazioni Lme del rame con quelle a Shanghai, decisamente più deboli. Ciononostante il rame si porta in mattinata sui massimi da 2 anni ostentando anche una pesante backwardation sulle quotazioni cash con uno spread tra cash e 3 mesi a 30,5 dollari per tonnellata, che è il più elevato dal marzo del 2019.

Il resto del comparto segue la rotta tracciata dal metallo rosso con il nickel ai massimi dal novembre 2019 e lo zinco ai massimi dal giugno 2019; meno aggressivi piombo e alluminio per quanto con quotazioni rispettivamente sopra i 2.000 e 1.800 dollari questa mattina.

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