Manageritalia, quando le mimose non bastano

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Matteo Chiamenti di Matteo Chiamenti 8 Marzo 2010 | 10:00
Le manager d’Italia dicono no alla festa della donna, un’ipocrisia quando nel mondo del lavoro la parità di condizioni è solo un miraggio.

La festa della donna serve a poco se non è appoggiata da un impegno quotidiano e concreto per superare l’attuale cultura che impone alla donna ruoli ormai anacronistici, all’interno della coppia e nell’organizzazione della vita familiare e aziendale.
Questo è il pensiero del Gruppo donne manager di Manageritalia, federazione nazionale manager del terziario con oltre 35.000 associati, di cui 6.000 donne.
“Tutti dichiarano buoni intenti e propositi ma poi, passati gli scambi di mimose, non si mettono in pratica misure efficaci per facilitare il lavoro femminile dentro e fuori le mura domestiche”, afferma Marisa Montegiove, responsabile del gruppo.

In effetti la strada della parità sessuale nel mondo del lavoro è ancora lunga; un’indagine eseguita da Manageritalia su di un campione di 1.242 manager, di cui il 20% donne, ha mostrato come l’88% degli intervistati creda che alle donne venga ancora delegata la cura e l’educazione dei figli nonché la gestione domestica e l’assistenza agli anziani, mettendo in risalto come la distribuzione dei compiti all’interno della famiglia sia del tutto sbilanciata.
Nel mondo lavorativo, inoltre, si auspica un miglioramento delle condizioni di parità nelle responsabilità e nelle retribuzioni, che vanno a sommarsi alla problematica della conciliazione di vita personale e professionale, che tocca il 68% delle donne lavoratrici, condizionandone peraltro il mantenimento stesso del posto di lavoro.

“Questi dati”, sottolinea Marisa Montegiove, “sono sconcertanti e fanno ben capire come l’Italia sia ancora un Paese retrogrado sui temi del lavoro femminile. Una realtà che non può essere edulcorata dalla festa dell’8 marzo. Ecco perché proponiamo di abolire questa ricorrenza a favore di iniziative, campagne di sensibilizzazione e soprattutto strumenti di conciliazione come gli asili nido, centri estivi (affidamento dei ragazzi alle scuole anche nei periodi di vacanza), il part-time, l’orario flessibile e un diverso atteggiamento dell’azienda al rientro della maternità delle proprie dipendenti”.

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