L’euro forte preoccupa la Bce

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di Stefano Fossati 2 Settembre 2020 | 16:30

A cura di Wings Partners Sim

Il presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, si trova a dover affrontare una nuova sfida, oltre a una ripresa economica in declino e un crollo dell’inflazione, una valuta in aumento. L’euro ha guadagnato il 12% in soli cinque mesi dall’inizio della pandemia di coronavirus, violando il livello di 1,2000 rispetto al dollaro martedì, per la prima volta in più di due anni.

L’ascesa dell’euro è solo una parte di una storia più ampia di debolezza del dollaro, che ha spinto la valuta al punto più debole contro i principali concorrenti in più di due anni. Ma l’unione monetaria europea a 19 nazioni è particolarmente esposta a causa della sua dipendenza relativamente pesante dalle esportazioni e del suo lungo record di debole inflazione. Una valuta più forte rende le esportazioni meno competitive e deprime la crescita dei prezzi rendendo le importazioni più economiche, con gli ultimi dati che hanno mostrato l’inflazione nell’area dell’euro essere negativa per la prima volta in quattro
anni.

Tuttavia, secondo molti analisti, nonostante il forte guadagno dell’euro contro il dollaro negli ultimi mesi, la possibilità di un’estensione fino a 1,25 nei prossimi 3 mesi è superiore alla possibilità un calo in area 1,13. In Regno Unito, invece, i prezzi delle case sono tornati a salire, compensando le perdite registrate ad aprile maggio e giugno, si stima che verso la fine del 2020 i prezzi dovrebbero aumentare del 3,7%. Il mercato immobiliare si è fermato durante il blocco del coronavirus e, per farlo ripartire, il Cancelliere dello Scacchiere britannico ha temporaneamente rinunciato all’imposta di bollo sulle prime 500.000 sterline di qualsiasi acquisto di proprietà. La domanda è per quanto tempo può essere sostenuta la spinta, le misure di sostegno del governo inizieranno a scadere il mese prossimo e si prevede che la disoccupazione aumenterà.

Sui mercati finanziari, apertura positiva per le Borse europee, spinte dai nuovi record di ieri di Nasdaq e S&P 500. I mercati non fermano la corsa e scommettono su una ripresa dell’economia più rapida del previsto. A dare fiducia, ieri, anche i dati sul settore manifatturiero Usa ed europei nonostante l’inflazione in agosto sia passata in territorio negativo. Non sono esclusi anche ulteriori aiuti dalle banche centrali e dai governi: ieri il segretario di Stato Usa Steven Mnuchin ha ribadito la necessità di nuovi interventi di stimolo fiscale. Continua il moderato rialzo del petrolio, con il Wti oltre i 43 dollari al barile, mentre il Brent è scambiato sopra i 46 dollari al barile. Guardando l’agenda macroeconomica, occhi puntati oggi sui dati del lavoro nel settore privato Usa che forniranno una prima utile indicazione su come si sta muovendo l’occupazione.

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