Tremonti, per la Grecia usiamo l’Fmi

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Avatar di Giacomo Berdini 8 Marzo 2010 | 11:15
Il ministro dell’economia italiano, dopo aver deplorato l’uso del termine Piigs, sostiene la possibilità di ricorrere al Fondo Monetario Internazionale per soccorrere la Grecia, ma Papandreou non sembra d’accordo.

Mentre una nuova ondata di scioperi contro il pacchetto di austerità blocca la Grecia, al convegno di Aspen la situazione della nazione in crisi è al centro delle preoccupazioni europee.
Il commissario Ue Olli Rehn ha annunciato intanto che la Commissione è pronta a proporre la creazione di un Fondo monetario europeo per aiutare i Paesi in forte difficoltà come la Grecia, con particolare riferimento ai PIIGS, termine che al nostro ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, piace poco.
“Per favore, cambiamo acronimo, non Piigs ma Fire, come finance, insurance, real estate”, afferma il ministro, “Forse questo è l’acronimo giusto dopo avere visto le cause e gli effetti della crisi”, ha detto nel corso di un incontro con i giornalisti a margine dei lavori del convegno di Aspen.
Tremonti, inoltre, non si è astenuto dal commentare la proposta del commissario Rehn, con l’intenzione di chiarire il ruolo del Fondo Monetario Internazionale, da utilizzare come banca e non come istituzione politica, ma solo nella fasi di crisi come quella della Grecia e nel caso in cui la stessa Europa si dimostri forte.
“Ho sempre detto che quello che serve in Europa e in Grecia sono soluzioni europee le più coordinate possibili. Se l’Europa è forte e coordinata perché no un ruolo anche del Fondo monetario”, ha spiegato Tremonti.
“All’interno di strumenti europei non vedo nulla, se ce ne fosse bisogno, contro un ruolo del Fondo, certo non istituzione che arriva in un deserto politico o in un area che ha fallito”, prosegue il ministro specificando che l’Fmi potrebbe agire “come banca, con il suo know-how, non come istituzione politica”.
“Noi diamo soldi al Fondo perché agisca in giro per il mondo. Se l’Europa è forte non c’è bisogno del Fondo ma se ci fosse bisogno di utilizzarlo come banca, perché no? gli diamo un sacco di soldi”, ha concluso il ministro.

Tremonti ha ribadito le sue riflessioni in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera oltre che da Le Monde e il Frankfurter Allgemeine Zeitung. Il ministro ha scritto che bisogna ripensare il modello di sviluppo economico, con qualcosa di nuovo rispetto al passato.
“Per spingere sullo sviluppo non bastano più solo i consumi privati. Per lo sviluppo bisogna aggiungere domanda pubblica addizionale, domanda fatta da investimenti pubblici in energia, ambiente ed infrastrutture. E’ inutile illudersi che per questo sia sufficiente l’aggiornamento dell’Agenda di Lisbona, sempre più simile al body-building di un ectoplasma”, si legge nell’epistola.
Per questi investimenti “non è sempre necessario usare i bilanci pubblici: si può anche operare con capitali privati, ma è fondamentale una regia pubblica europea”, spiega Tremonti che conclude: “Il deficit più grave che abbiamo oggi in Europa è il deficit di ideali e di volontà. In ‘Alla ricerca del tempo perduto’ si trova scritto che ‘il solo vero viaggio… è avere altri occhi’. Non dobbiamo perdere altro tempo”.

Tuttavia, il premier greco George Papandreou non sembra della stessa opinione, sostenendo che la Grecia vuole una soluzione europea, non un ricorso all’Fmi. Alla sua istanza fa eco la risposta del premier francese Nicolas Sarkozy: “Gli stati della zona euro rispetteranno i loro impegni se sarà necessario”, ha affermato, aggiungendo che la Grecia “non rimarrà da sola”.

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