Usa, in agosto creati 1,4 mln di posti di lavoro, disoccupazione all’8,4%

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di Gianluigi Raimondi 4 Settembre 2020 | 15:21

A cura di Filippo Diodovich, Senior Strategist di IG Italia

L’US Bureau of Labor Statistics (BLS) ha comunicato che, nel mese di agosto, nei settori non agricoli, si è registrato un aumento di 1,4 milioni di nuovi posti di lavoro, dato in linea con le attese del consensus (+3 milioni). Il tasso di disoccupazione è sceso dal 10,2% all’8,4% (consensus 9,8%). E’ il dato migliore da marzo quando il tasso di disoccupazione si era attestato al 4,4%.

Riviste leggermente al ribasso le cifre dei mesi scorsi (-39 mila posti di lavoro in totale rispetto alle stime precedenti). Il dato di giugno è stato rivisto al ribasso di 10 mila unità a +4,78 mln (da +4,79 mln), quello di luglio di 29 mila unità a +1,73 milioni (da +1,76 milioni).
Bisogna inoltre tenere conto del fatto che i numeri di agosto sono stati gonfiati dalle assunzioni temporanee da parte dell’Ufficio del Censimento (US Census Bureau) che solamente nel mese di agosto ha creato 240mila nuovi posti di lavoro (a luglio erano stati 40mila).
A livello di gruppi la disoccupazione giovanile scende al 16,0%. La disoccupazione delle donne è pari all’8,4%, bianchi (7,3%), afroamericani (13,0%), asiatici (10,7%), ispanici (10,5%).
Il tasso di partecipazione alla forza lavoro è aumentato dal 61,4% al 61,7% (ancora lontano dai livelli di febbraio quando si attestata al 63,4%). I salari medi salgono dello 0,4% m/m (consensus 0%). I salari sono saliti del 4,7% a/a (consensus 4,5%).
Il numero di disoccupati che hanno dichiarato di essere in sospensione temporanea dalle attività lavorative (“temporary layoff”) è diminuito di 3,1 mln a 6,2 mln di unità.  I disoccupati che hanno perso del tutto il posto del lavoro sono aumentati di 534 mila a 3,4 milioni.

Impatto sul mercato

C’era tanta attesa sulle cifre sul mondo del lavoro statunitense dopo le parole pronunciate a fine agosto da Jerome Powell a Jackson Hole nel Wyoming. Il cambio epocale di approccio nei confronti dell’inflazione (average inflation targeting) e un maggior focus sul raggiungimento della piena occupazione avevano proprio posto i riflettori sullo stato di salute del mondo del lavoro statunitense. Nel complesso crediamo di aver osservato piu’ luci che ombre. Forte riduzione per il tasso di disoccupazione, bene anche la crescita dei salari.
Note dolenti sono state il rallentamento della crescita dei NFP e il continuo aumento delle persone (+500mila) che hanno perso del tutto il loro posto di lavoro (oltre 3 milioni di cittadini statunitensi).
 
L‘impatto sul mercato azionario è stato moderatamente positivo. Il future sull’S&P500 è salito di 20 punti da 3450 a 3470 punti. Il dollaro si è rafforzato sui mercati valutari. Il cambio euro/dollaro è sceso da 1,1850 a 1,1820.

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