La Brexit torna a scuotere i mercati

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di Stefano Fossati 9 Settembre 2020 | 19:00

A cura di Wings Partners Sim

L’attenzione degli investitori in Europa torna a focalizzarsi sui colloqui commerciali tra la Gran Bretagna e l’Europa, dopo le ennesime minacce del Primo Ministro inglese Boris Johnson di abbandonare le trattative senza un accordo commerciale da mantenere dopo l’effettiva uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, nonostante la consapevolezza che potrebbe essere una decisione che paralizzerà ulteriormente la crescita economica locale.

Le tattiche negoziali inglesi stanno quindi sconvolgendo nuovamente i mercati del Regno Unito, con la sterlina che registra un forte deprezzamento per il quinto giorno consecutivo, segnalando così la più lunga serie ribassista da maggio. Le prospettive di una “hard brexit” stanno infatti aumentando le attese a favore dei tassi d’interesse di riferimento negativi, trascinando anche il rendimento delle obbligazioni nazionali ai minimi di due anni e provocando una perdita dell’indice Ftse 100 pari all’1,2%. Ad aumentare le incertezze degli operatori al mercato inglese, il capo  economista della Banca d’Inghilterra si è dimostrato a favore dell’interruzione dei programmi di sostegno salariale in atto mentre il capo del dipartimento legale del governo ha presentato le proprie dimissioni.

Nel frattempo, negli Stati Uniti, il candidato presidenziale democratico Joe Biden è pronto a svelare una nuova politica economica, proprio mentre i sondaggi iniziano a mostrare una crescente fiducia per le sue strategie volte a invertire la perdita di ulteriori posti di lavoro e la contrazione della produzione causata dalle misure restrittive, adottate per contenere la diffusione della pandemia di coronavirus. La nuova politica di Biden verterà principalmente sulle strategie per affrontare l’offshoring (spostamento delle operazioni da parte delle società statunitensi in paesi a bassa tassazione) e conseguentemente sul miglioramento della produzione degli Stati Uniti. secondo quanto rivelato dalle statistiche, tra il 2016 e il 2018, infatti gli Stati uniti hanno perso 1.800 fabbriche a causa dell’offshoring, dimostrando il fallimento delle operazioni effettuate dall’attuale presidente Donald Trump, che si sono limitate a minacciare tariffe sanzionatorie per tutte le aziende che disertano gli Stati Uniti per creare posti di lavoro in Cina e in altri paesi.

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