Meeting della Bce, che cosa aspettarsi

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Avatar di Stefano Fossati 10 Settembre 2020 | 12:30

“Se l’apprezzamento dell’euro continuerà, probabilmente produrrà un impatto negativo sulle esportazioni europee e sulla crescita. Tuttavia, non crediamo che Bce annuncerà nuove misure monetarie, come invece è successo prima dell’estate con l’estensione del programma Pepp. A nostro avviso infatti non c’è l’urgenza di incrementare questo programma di acquisto a settembre”. E’ quanto prevede Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income and Member of the Executive Committee di Candriam, relativamente al meeting del direttivo della Banca Centrale Europea di oggi.

L’esperto sottolinea comunque che “la palla è ora nel campo della Bce e l’Istituto deve reagire, ma deve fare in modo che il suo percorso non si discosti troppo. Questo ci sembra abbastanza fattibile. La Bce sta mantenendo ancora una politica molto accomodante, ma sarà interessante vedere quale sarà la sua reazione dopo lo storico meeting di Jackson Hole. La Fed ha chiarito la propria forward guidance con tassi bassi a lungo”.

Anche la Bce, secondo Forest, subirà un cambio di paradigma: la fine del monetarismo. “Chiaramente l’obiettivo d’inflazione diventerà più simmetrico, cioè la banca centrale accetterà che l’inflazione si discosti maggiormente. Ma potrebbero essere delineati anche altri obiettivi. La Fed ha modificato il suo orientamento sulla base del tasso di disoccupazione negli Stati Uniti. Forse la Bce integrerà criteri ambientali nei suoi acquisti. Questo sarebbe davvero il passo successivo che dimostra che ci troviamo in un momento storico e che evidenzia di fatto un palese fallimento delle banche centrali nel raggiungere i target di inflazione. C’è inflazione negli asset finanziari e reali, ma non c’è aumento dei salari e non ci sono pressioni inflazionistiche. E con l’aumento dei livelli di indebitamento in un contesto di tassi di interesse bassi, ci sono maggiori ragioni per prenderne atto”.

Sulla stessa linea le previsioni di François Rimeu, senior strategist di La Française AM: “Verranno aggiornate le proiezioni macroeconomiche. Non ci aspettiamo cambiamenti materiali (le proiezioni della banca centrale sono già basse), ma crediamo che il board potrebbe rivedere al ribasso sia le previsioni sul Pil che quelle sull’inflazione, dando così al mercato un segnale dovish. In estate l’euro ha fatto registrare un rally significativo, che rafforza la richiesta di ulteriori stimoli monetari (specialmente in un contesto caratterizzato da un’inflazione e un’inflazione core bassissime). Anche se non prevediamo che l’Eurotower possa annunciare simili mosse, Christine Lagarde dovrà introdurre il tema della possibilità di intraprendere azioni in tale direzione entro la fine dell’anno”.

Quali sono le opzioni della Bce? “I policy maker sanno che le loro ‘parole’ hanno un impatto sui mercati, e così potrebbero ‘parlare’ dell’euro nel contesto della politica monetaria. Menzionare che la forza dell’euro rappresenta un problema per la Bce; è un modo facile e a buon mercato di intervenire. Ma se non dovesse funzionare, questa strategia potrebbe mettere a repentaglio la credibilità di Francoforte”, spiega l’esperto secondo il quale, sul fronte degli acquisti di asset, “potrebbero aumentare la dimensione dei programmi attuali, unirli, aumentarne la durata…”.

Ancora, “la Bce potrebbe annunciare che il taglio del tasso sui depositi rappresenta un’opzione, magari combinata con un nuovo Tltro (o un miglioramento dei termini di quello attuale) al fine di controbilanciare gli effetti negativi sul settore bancario. Inoltre la Bce potrebbe annunciare un rialzo dell’obiettivo sull’inflazione o una linea flessibile su un possibile superamento dei livelli dell’inflazione. Tuttavia, per essere efficiente, Francoforte deve essere credibile: e sul fronte dell’inflazione questo non è più il caso”.

In conclusione, per Rimeu la Bce si trova in una posizione molto difficile: inflazione core molto bassa, inflazione complessiva negativa, l’euro che si sta apprezzando. “Da un punto di vista storico, questi sviluppi avrebbero dovuto portare a una risposta immediata e molto dovish da parte della banca centrale. Ora però il problema è che la Bce ha quasi esaurito le opzioni: potrebbero tagliare il tasso sui depositi, ma quale sarebbe l’impatto di scendere da -0,5% a -0,6%? Potrebbero aumentare la portata dei programmi di acquisto asset – e a un certo punto lo faranno – ma, ancora, gli impatti su euro e inflazione non sono così scontati. Alla Bce potranno anche essere preoccupati per l’apprezzamento dell’euro e per l’inflazione bassissima, ma questo non significa che possano farci molto“.

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