Pir alternativi ancora più interessanti dopo l’aumento della soglia massima

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di Stefano Fossati 11 Settembre 2020 | 15:00

I nuovi Pir alternativi sono in fase di lancio, quindi gli analisti di Equita si aspettano flussi significativi dal 2021 in avanti. Secondo la relazione tecnica che accompagna il decreto agosto, per i Pir alternativi vengono stimati 5,65 miliardi di raccolta nel 2021, 6,7 miliardi nel 2022 e 7,8 miliardi nel 2023, raggiungendo asset under management per 25 miliardi circa nel 2023.

“Giudichiamo molto positivamente l’iniziativa del governo di potenziare i Pir alternativi: il decreto agosto (in attesa di conversione in legge) ha infatti rafforzato l’appeal dello strumento, portando la soglia di investimento annuale detassata da 150mila a 300mila euro all’anno. Per i Pir alternativi stimiamo una raccolta netta di 2-3 miliardi di euro all’anno fino a raggiungere asset under management di 10-15 miliardi in 5 anni e fino a 21 miliardi in 7 anni”, scrivono gli analisti di Equita.

Pir tradizionali (3.0)

I fondi Pir sono tornati a una raccolta netta leggermente positiva nel secondo trimestre (+58,7 milioni) rispetto ai deflussi del primo trimestre 2020 e del quarto trimestre 2019, portando il saldo a circa -200 milioni su base annua. “Tuttavia – evidenziano in Equita – la raccolta resta ancora poco brillante, a nostro avviso a causa di un approccio molto conservativo nelle scelte di investimento da parte della clientela retail per l’incertezza causata dal Covid-19. Ci aspettiamo che nella seconda parte dell’anno le reti torneranno a intensificare nuovamente gli sforzi commerciali sul prodotto, dato che il nuovo impianto dei Pir, in vigore da gennaio, è valido per il rilancio dei prodotti”.

Data l’entità della raccolta prevista per i nuovi Pir alternativi e la ripartenza dei Pir ordinari, gli analisti di Equita ritengono sia fondamentale che il governo continui a promuovere l’accesso al mercato dei capitali per le aziende e in particolare per le Pmi. “Segnaliamo che a fine anno scadranno le agevolazioni sui costi di quotazione per le Pmi (che prevedono un credito d’imposta pari al 50% dei costi di Ipo, fino a 500mila euro). Riteniamo che l’estensione di questa iniziativa per i prossimi anni (e l’introduzione di iniziative analoghe) possa favorire un migliore incontro tra offerta (nuovo equity) e domanda (raccolta dai nuovi Pir)”.

Valutazioni

Le mid-small cap italiane trattano oggi a 16.4x PE 21 (e 31.4x 2020), a premio del 19% rispetto al mercato domestico (PE20 13.8x) contro il 25-30% media storica degli ultimi cinque anni. Rispetto agli indici europei, le mid-small cap italiane trattano a sconto del 4% (PE 20 16.4x vs 17.1x) contro il 3% a maggio 2020 e lo 0-2% a novembre/settembre 2019.

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