CMC Market, le nuove frontiere del trading

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di Matteo Chiamenti 11 Marzo 2010 | 14:00
E’ avvenuta ieri la presentazione della nuova sede milanese della famosa realtà specializzata nella negoziazione di cfd.

Moda o nuovo pilastro degli investimenti? E’ questa la domanda che molti investitori italiani si pongono sui cfd, strumenti neanche molto recenti (sono stati introdotti circa 20 anni fa), ma sicuramente ancora conosciuti da pochi. I CFD sono prodotti a margine di garanzia il cui effetto leva consente agli investitori di moltiplicare l’esposizione verso un titolo. Il margine di garanzia richiesto per negoziare un CFD, che varia in funzione del rischio stimato del titolo sottostante, può essere molto contenuto (intorno al 5%). Una definizione piuttosto complessa, che però va a racchiudere un prodotto nella pratica molto semplice: il cfd consente di investire in un sottostante  senza possederlo.

Ebbene, CMC è da tempo tra i leader del mercato relativo, forte di un interessamento crescente da parte degli investitori, specie nel nostro paese, dove è appunto stata inaugurata ieri la nuova sede operativa. A tagliare il traguardo di questa nuova apertura, la diciannovesima a livello mondiale e che segue le ultime di Madrid e Oslo, il fondatore della società Peter Cruddas, pioniere delle piattaforme dedicate al trading online e per la prima volta in Italia.
 
“Nell’attuale momento economico e finanziario difficile ed incerto” – ha sottolineato Peter Cruddas – CMC Markets non sta a guardare né si adagia sui risultati raggiunti. Siamo consapevoli che i nostri prodotti si adattano perfettamente alle condizioni di mercato e sono pertanto in grado di sfruttare la volatilità, venendo così incontro alle richieste dei trader. Quando si conosce il funzionamento dei mercati finanziari e si hanno gli strumenti giusti per poterne beneficiare, le implicazioni derivanti dai cicli economici diventano meno importanti. I trader che operano con CMC Markets lo sanno bene ed è proprio per questo motivo (come i dati confermano) che i volumi e la liquidità generata dall’investimento in CFD stanno raggiungendo livelli importanti, rappresentando a tutti gli effetti una vera e propria alternativa di investimento”.

Tornando alla domanda iniziale, la risposta, ora come ora, ci sembra essere ormai chiara: vuoi per la loro semplicità di utilizzo (facili da capire, convenienti in materia di costi) e per il fatto di avere già 20 anni di onorato servizio alle spalle, i cfd non sembrano essere di certo un prodotto “di moda”, quanto più una affermata opportunità di impiego capitale (fermo restando che, pur replicando un sottostante, generalmente ne possiedono meno liquidità, specialmente in ambito azionario). La vera domanda però sembra essere un’altra: sarà successo vero o vana gloria? La risposta spetta agli investitori.

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