Titoli tech, nessuna bolla. Ma quanto può durare questa mega-crescita?

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di Stefano Fossati 21 Settembre 2020 | 14:30

A cura di Michiel Plakman, co-portfolio manager di Robeco Sustainable Global Stars Equities Fund

La pandemia da coronavirus ha portato grandi vantaggi al gruppo FAANGFacebook, Apple, Amazon, Netflix e Google – che quest’anno ha registrato un aumento di valore fino al 70%. L’isolamento e il lavoro da casa hanno portato ad un enorme incremento dell’attività digitale, che va dalle teleconferenze all’intrattenimento domestico fino all’e-commerce e al cloud computing. La capitalizzazione di mercato di Apple – pari a 2mila miliardi di dollari – è superiore al Pil dell’Italia, e anche al valore complessivo del Ftse 100. Combinato con la capitalizzazione di mercato di Microsoft, il raggruppamento FAANG ha un valore totale di oltre 7mila miliardi di dollari, e quest’anno ha rappresentato la stragrande maggioranza di tutti i rendimenti del mercato azionario.

Le azioni che avevano raggiunto nuovi massimi di mercato sono crollate in seguito ai dubbi espressi sull’efficacia di un potenziale vaccino per il Covid-19. Centinaia di miliardi di dollari di valore sono stati cancellati in tre giorni di ritirata, condotta dai giganti della tecnologia che ora dominano il mercato globale. Non pensiamo si tratti di una bolla, ma le valutazioni sono molto elevate e questa settimana c’è stata chiaramente una correzione. A nostro avviso, le basi fondamentali per questo valore nei titoli tecnologici ci sono, soprattutto dall’inizio della pandemia in cui abbiamo visto uno spostamento significativo verso un maggiore volume dell’ecommerce e verso lo smart working. L’unico problema è che stiamo fortemente anticipando una crescita determinata. Inoltre, la crescita che ci si potrebbe aspettare per i prossimi uno o due anni si sta condensando in un periodo di tempo più breve, e questo potrebbe non essere sostenibile.

Temiamo che i livelli di crescita che stiamo vedendo attualmente nei titoli tecnologici siano stati estrapolati per il futuro con eccessiva leggerezza, e che le persone pensino che la situazione rimarrà invariata una volta che la crisi indotta dal coronavirus sarà finita. Dobbiamo mantenere un atteggiamento di “wait and see” anche se il mondo è cambiato: la gente spende molto di più in ecommerce e si fa consegnare la merce sempre più a domicilio, viaggiando, o uscendo a cena e soggiornando in hotel, e così via. È vero che stiamo lentamente passando alla normalizzazione, ma siamo ancora molto lontani dall’ottenere un vaccino efficace. Anche quando questo traguardo sarà raggiunto dovremo vaccinare centinaia di milioni di persone per creare una rete di sicurezza, il che richiederà molto tempo. Dunque, il passaggio alla normalizzazione richiederà probabilmente molto più tempo di quanto si pensi.

Attualmente un maggior numero di titoli ciclici, che finora hanno segnato una performance significativamente inferiore, sta beneficiando di un miglioramento della ripresa dell’attività economica. Noi abbiamo iniziato a investire in particolare negli industriali, nei materiali speciali e nei beni di consumo in Europa: prediligiamo particolarmente i mercati europei perché ovviamente hanno accumulato un certo ritardo. Infine, ma non per questo meno importante, stiamo aumentando il profilo di sostenibilità delle nostre strategie e puntando a nomi più sostenibili, che probabilmente faranno molto meglio in questi mercati.

Un grande problema che resta per il settore tecnologico è invece da dove arriveranno i profitti futuri; come può crescere un titolo quando vale già 2mila miliardi di dollari? Gran parte del cambiamento tecnologico rimarrà: siamo passati da un Pc per famiglia a forse tre o quattro portatili, ed è in atto la transizione al 5G. La domanda per le tech company è: come possono continuare a crescere, soprattutto quando gli enti regolatori guardano con attenzione alla loro attività? Potrebbero dover cominciare a “pestarsi i piedi”, in uno scenario in cui Amazon inizia a fare pubblicità e Alphabet a vendere merci, per esempio. Ci potranno essere delle sovrapposizioni nel tempo, ed è probabile che tutti questi player insistano maggiormente con il business dello streaming media, il gaming o i pagamenti. Quel che è certo è che nessuno di questi settori rappresenta una novità, e un qualsiasi nuovo mercato dovrà essere molto grande per essere in grado di spostare l’ago della bilancia.

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