Tremonti, riforma fiscale e regole comunitarie

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Il ministro dell’Economia, intervenuto al Forum di Confcommercio, promette la riforma fiscale entro due o tre anni, poi parla della crisi spiegando come l’Europa dovrebbe avere regole comunitarie per i mercati.

di Giacomo Berdini15 marzo 2010 | 10:15

Presso il Forum di Confcommercio a Cernobbio, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti caldeggia l’urgenza di una riforma del sistema fiscale:
“Dobbiamo fare la riforma fiscale, lo sappiamo: credo che due o tre anni sia il tempo giusto, discutendo con tutti”. Questo è l’impegno che il governo si assume, attraverso le parole del ministro che, tuttavia, non specifica quali siano i criteri della riforma: “bisogna allinearlo al sistema economico e sociale del Paese”, dice.

“L’attuale sistema fiscale è stato disegnato negli anni Sessanta”, afferma, “e messo in legge negli anni Settanta, poi continuamente rattoppato e non so con quanta efficacia: non possiamo proseguire con un sistema vecchio di mezzo secolo”, attesta.
In ogni caso, prosegue Tremonti, “noi non abbiamo aumentato nessuna aliquota e non abbiamo introdotto nuove tasse: è aumentato il gettito dai giochi e il gettito derivato dallo scudo fiscale non è una nuova imposta”, specifica il titolare dell’Economia con la solita arringa sui meriti del governo per tirare acqua al mulino, senza astenersi dal rivolgere alcune parole alla crisi:
“Non potevamo fare di più”, asserisce, “a causa del debito più alto rispetto ad altri Paesi: l’Italia ha tenuto e terrà, non c’é stata una crisi sociale come invece poteva esserci. Abbiamo fatto bene a rifiutare l’avventurismo, il deficitismo e il costruttivismo economico sperimentale che ci veniva proposto”, ribadisce Tremonti, che chiude con una stoccata: “I governi hanno dato alla finanza soldi per salvarsi, la finanza usa ora questi soldi per speculare contro i governi”.
Il ministro allora propone la sua richiesta d’intervento per risolvere la presente situazione, ovvero “avere regole europee sui mercati” azionari e, soprattutto, per i derivati. “L’ideale sarebbe avere regole universali e generali, ma se è impossibile perché non si trova un’intesa, allora sarebbe intelligente mettersi d’accordo almeno Europa su Europa”.


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