“Creature dal cielo”, il film che Boris Johnson non ha mai visto…

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di Stefano Fossati 30 Settembre 2020 | 13:00

A cura di Aqa Capital

Pauline Parker (Melanie Lynskey): «Accada quel che accada, noi navigheremo o affonderemo insieme.»

Citazione tratta da Creature del cielo, film del 1994 diretto da Peter Jackson

Il “no deal”, ovvero l’uscita del Regno Unito dalla Ue senza alcun accordo, creerebbe un danno economico significativo per entrambe le parti. Sono sempre più gli analisti che sostengono tale ipotesi: per dirla con Pauline Parker di “Creature del cielo“, Londra e Bruxelles devono navigare insieme, oppure rischiano di affondare. Il destino della Gran Bretagna e dell’Unione europea, accada quel che accada, è intrecciato.

Nei giorni scorsi, il Sunday Times ha scritto che si stanno aprendo nuovi spiragli sulle trattative dopo settimane di impasse. Le due parti dovrebbero fare tutto il possibile per evitare il “mix letale” di una Brexit senza accordo mentre infuria ancora la pandemia del coronavirus. Una necessità ancora maggiore per Londra che per Bruxelles, nel parere degli esperti.

Venerdì dovrebbe concludersi la fase più pubblica delle trattative tra le delegazioni, per poi continuare in via confidenziale per altre due settimane, fino al summit europeo del 15 ottobre. In tale data, secondo i più ottimisti, potrebbe essere annunciato un accordo di massima. Ma attenzione, non sono esclusi altri colpi di scena e ulteriori rinvii. La data da segnare è il 31 dicembre, il limite della fase di transizione del divorzio dall’Ue. La speranza dei mercati è quella di arrivare a un’intesa il prima possibile, anche per permettere ai rispettivi parlamenti di ratificare le eventuali decisioni.

La Gran Bretagna, inoltre, è sotto i riflettori (così come Spagna, Francia e altri Paesi) per il preoccupante andamento dei contagi. Durante un discorso televisivo alla nazione, il premier Boris Johnson ha detto che il Covid-19 sta “tornando a diffondersi in maniera esponenziale” e che si è reso necessario adottare nuove restrizioni per “frenare il virus adesso”. Bisogna “fare tutto il possibile per evitare un nuovo lockdown”.

Il governo ha deciso quindi di ripristinare i limiti agli orari di pub, ristoranti e bar di tutta l’Inghilterra ed è tornato a incoraggiare lo smart working. Inoltre, è stato deciso di rimandare il ritorno del pubblico negli eventi sportivi.

Focus sulla Bce: lunedì Christine Lagarde, presidente dell’istituto, durante un’audizione al Parlamento europeo, ha spiegato che nel terzo trimestre l’attività economica nell’area euro è rimbalzata, ma la ripresa resta incompleta, incerta e disuguale. Inoltre, la crisi sanitaria “peserà ancora sull’attività e pone rischi di peggioramento delle prospettive economiche”. Lagarde ha poi confermato che la banca centrale “continua a essere pronta ad aggiustare tutti gli strumenti come appropriato affinché l’inflazione proceda verso il suo obiettivo in un modo sostenuto”.

La banchiera ha esortato Paesi non solo a usare le risorse del recovery fund in tempistiche brevi, ma anche “in modo da aumentare la crescita a lungo termine e sostenere gli obiettivi europei”. Anche in questo caso, meglio navigare tutti insieme verso la stessa meta. Così facendo, secondo Lagarde, il Fondo per la ripresa potrebbe diventare “il ‘game changer’ di cui l’Europa ha bisogno, in termini di modernizzazione, resilienza e prosperità”.

In Asia, novità macro arrivano dalla Cina, dove migliorano gli utili delle imprese attive nel ramo industriale. Nel mese di agosto, i profitti sono saliti del 19,1% su base annua, proseguendo così, anche se a un ritmo leggermente minore, il rialzo di luglio (+19,6%). In particolare, secondo quanto pubblicato dall’Ufficio Nazionale di Statistica, il dato si è attestato a 612,81 miliardi di yuan.

La ripresa della superpotenza asiatica sembra quindi consolidarsi. Tuttavia, se guardiamo il trend da inizio anno, il risultato è negativo: nei primi otto mesi, infatti, gli utili sono calati del 4,4% a 3,72 miliardi di yuan.

Dal punto di vista geopolitico, a creare tensioni sono sempre i rapporti con gli Stati Uniti di Donald Trump: le due nazioni non navigano nella stessa direzione relativamente a molte questioni. Di recente, come riportato da Reuters, il governo Usa ha comunicato in una lettera la decisione di imporre restrizioni sulle esportazioni a Smic, il principale produttore di chip cinese. Il dipartimento per il Commercio a stelle e strisce ha dichiarato che c’è un rischio inaccettabile che i prodotti venduti all’azienda possano essere utilizzati in ambito militare. Questa decisione mette a rischio la strategia di Pechino di essere indipendente in uno dei settori più cruciali della tecnologia, inasprendo così le relazioni tra le due potenze mondiali.

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