L’ottima performance dell’economia cinese al tempo del Covid

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Avatar di Stefano Fossati 2 Ottobre 2020 | 17:30

A cura di Fabrice Jacob, Ceo di JK Capital Management, società del gruppo La Française

I dati economici pubblicati dal governo cinese nelle ultime due settimane hanno superato le previsioni degli economisti e hanno contribuito in modo significativo alla forte rivalutazione del renminbi rispetto a tutte le altre principali valute.

Il valore aggiunto nel settore industriale è passato dal +4,8% su base annua di luglio al +5,6% ad agosto. Nello stesso arco di tempo, le spese per gli investimenti sono passate dal +6,0% al +7,6% su base annua, gli investimenti immobiliari dal +11,6% al +12,1% su base annua e le vendite al dettaglio sono diventate positive per la prima volta dall’inizio dell’epidemia di Covid-19 e sono passate dal -1,1% al +0,5% sempre su base annua. Le vendite di immobili e automobili sono aumentate in modo considerevole, al punto che la Cina ha introdotto misure molto severe per costringere le società immobiliari a ridurre la leva finanziaria nei loro bilanci, spingendo uno delle principali aziende del settore, Evergrande, a tagliare i prezzi di tutti i suoi progetti del 30% per indurla a ridurre il suo debito, lo sconto più alto che abbia mai offerto.

Questa intensa attività, nel momento in cui il resto del mondo è ancora alle prese con l’impatto economico del Covid-19, ha portato a un’ampia crescita dei volumi delle importazioni (+9,5% su base annua ad agosto) ma anche ad un calo del valore delle stesse (-2,1% su base annua ad agosto, in calo rispetto al -1,4% su base annua a luglio) a seguito del forte calo dei prezzi delle materie prime a livello mondiale negli ultimi dodici mesi. Le esportazioni hanno invece continuato a crescere, passando dal +7,2% di luglio al +9,5% su base annua di agosto, guidate ancora da mascherine e attrezzature mediche, ma anche perché molti Paesi emergenti che potrebbero essere visti come concorrenti manifatturieri sono ancora in fase di lockdown o in qualche forma di restrizione (Indonesia, Thailandia, India, Filippine) mentre la Cina ha ripreso tutte le attività industriali. Tutto ciò ha portato a un surplus commerciale di oltre 50 miliardi di dollari al mese, un livello che è stato raggiunto solo una volta, nel 2015. Capital Economics prevede che nel 2020 la bilancia delle partite correnti raggiungerà un surplus di 360 miliardi di dollari, pari al 2,5% del PIL cinese. Gli economisti prevedevano che la Cina avrebbe registrato un deficit delle partite correnti prima dello scoppio di Covid-19.

Evidenziamo inoltre una statistica che illustra il rimbalzo dei consumi della Cina: secondo la Federazione dell’industria orologiera svizzera, le esportazioni di orologi svizzeri sono scese dell’11,9% su base annua a 1,34 miliardi di franchi svizzeri ad agosto, nonostante le esportazioni di orologi in Cina siano aumentate del +44,9% sulla stessa base ad agosto, raggiungendo i 211,6 milioni di franchi svizzeri.

Un altro dato rilevante che riguarda anche i consumi, e più nello specifico il settore dell’hospitality, è il seguente: il più grande operatore alberghiero cinese, il Gruppo Huazhu di Shanghai, che gestisce oltre 6000 hotel e 600.000 camere con 25 marchi diversi (tra cui Novotel, Mercure e Ibis) ha raggiunto nel secondo trimestre dell’anno un tasso di occupazione del 69%, un livello paragonabile a quello pre-pandemico. Nello stesso trimestre, Marriott International Inc. ha registrato un tasso di occupazione globale del 14% e Hilton Worldwide International Inc. del 22%.

La conseguenza tangibile dell’avanzo delle partite correnti che raggiunge nuovi massimi è un forte apprezzamento del reminbi che ha guadagnato il 2,8% contro l’euro nelle ultime quattro settimane, il 5,8% contro il dollaro USA da fine maggio e il 2,9% contro lo yen da fine luglio.

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