Mid cap europee, non basta lo “small size effect” a renderle interessanti

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Avatar di Stefano Fossati 7 Ottobre 2020 | 15:00

“Contrariamente a quanto si potrebbe pensare in base allo ‘small size effect’, le società europee a media capitalizzazione non hanno registrato una crescita degli utili superiore alle società europee a grande capitalizzazione nel lungo termine. Negli ultimi 17 anni gli utili per azione realizzati hanno registrato un tasso di crescita annuo composto (Cagr) del 6,2% per l’indice Msci Europe Mid Cap rispetto al 5,3% dell’indice Msci Europe Large Cap. In questo periodo particolare, il contesto economico ha evidenziato un mix di diverse condizioni cicliche che un investitore può ipotizzare. Nonostante le argomentazioni accademiche a favore di una crescita superiore per le piccole imprese, gli ultimi 17 anni hanno dimostrato che questa verità non si è imposta per le mid cap europee”. E’ quanto nota Wolfgang Fickus, Cfa, Membro del Comitato per gli Investimenti di Comgest. Di seguito la sua analisi.

Mentre la crescita degli utili delle società europee a media capitalizzazione non ha superato ampiamente quella delle società europee ad elevata capitalizzazione, la volatilità degli utili è stata molto più elevata per diversi motivi. Dall’inizio degli anni 2000, l’indice Msci Europe Mid Cap è stato caratterizzato da un’elevata ponderazione nei settori industriale, finanziario e dei materiali, mentre è risultato meno esposto al settore sanitario, a quello dei beni di prima necessità e all’IT. A differenza delle società a elevata capitalizzazione, le mid cap sono pertanto maggiormente esposte al ciclo economico. Di conseguenza, la volatilità tende a essere amplificata dalla fase iniziale dello sviluppo strategico nelle società a media capitalizzazione rispetto alle large cap.

Sebbene, da una parte, le società a media capitalizzazione possano trarre un vantaggio sproporzionato dai rialzi economici grazie alla loro esposizione relativamente elevata al ciclo economico e alle loro dimensioni contenute, dall’altra alcune di queste società potrebbero fallire o trovarsi ad affrontare significative tensioni economiche in periodi come la recessione del 2008 o l’attuale pandemia. Analogamente, la performance delle azioni a media capitalizzazione è più volatile rispetto a quella delle azioni a elevata capitalizzazione, rispecchiando la maggiore volatilità degli utili.

La volatilità delle quotazioni azionarie è amplificata dalla minore liquidità, il che sostiene le società a media capitalizzazione quando il denaro affluisce nella classe di attivi. Questo diventa tuttavia penalizzante durante le contrazioni del mercato a causa dei consistenti ribassi, come è avvenuto durante la crisi finanziaria mondiale e l’attuale pandemia del Covid-19. Se gli investitori acquistassero titoli che compongono l’indice Msci Europe Mid Cap, si ritroverebbero con un asset volatile (elevata ciclicità, bassa liquidità e rischi di business model più alti rispetto alle società a elevata capitalizzazione). Tuttavia, non sempre vi è un extra rendimento rispetto alle large cap nell’arco di un ciclo economico completo commisurato all’elevato rischio assunto per le mid cap.
La volatilità degli utili e della performance, nonché l’assenza di uno “small size effect” su periodi prolungati, sono buoni motivi per essere selettivi quando si gestiscono portafogli di mid cap europee. Bisogna esaminare i titoli mid cap concentrandosi su due fattori: il potenziale di sovraperformare il benchmark, sostenuto dall’elevata dispersione del rendimento azionario dei titoli mid cap, e la necessità di ridurre la volatilità elevata delle società mid cap.

A differenza delle large cap, i titoli mid cap non sono ampiamente coperti e le comunicazioni agli investitori non riescono a raggiungere la stessa ampia base delle società a maggiore capitalizzazione. Di conseguenza, il mercato delle mid cap potrebbe non essere ricco di informazioni come quello a elevata capitalizzazione, il che migliora ulteriormente il potenziale di sovraperformare i benchmark. Mettendo insieme tutti questi tasselli, riteniamo che l’attrattiva principale dell’investimento nelle mid cap sia l’elevato potenziale di alfa, con conseguente sovraperformance dei benchmark e un portafoglio a basso beta che riduca la volatilità elevata della classe di attivi rispetto alle large cap. Gli investitori in mid cap dovrebbero cercare di ottimizzare il rendimento per ogni unità di rischio di mercato assunto. “È questo che cerchiamo di ottenere noi di Comgest, applicando il nostro approccio ‘quality growth’ personalizzato”, conclude Fickus.

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