Divieto dell’athority sui derivati crypto. Le reazioni del mercato

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di Gianluigi Raimondi 8 Ottobre 2020 | 10:00

La recente notizia dell’imminente divieto da parte dell‘Autorithy del Regno Unito nei confronti dei derivati crypto per gli investitori retail ha sollevato molti dubbi. Diversi commentatori, come riportato dal sito web Cryptonomist.ch, hanno espresso opinioni sia favorevoli, sia contrarie, in particolare comprese tra due posizioni estreme.

Da un lato c’è chi appoggia il tentativo della FCA di proteggere gli investitori UK non professionali, ritenuti spesso non consapevoli di cosa siano realmente questi strumenti finanziari complessi ed a volte rischiosi, dato che è noto che molti utenti retail delle piattaforme crypto subiscano perdite anche significative investendo in questi prodotti finanziari.

Alcuni sostengono addirittura che il divieto potrebbe avere effetti positivi sul settore crypto, perché eliminerebbe dal mercato retail i falsi prodotti finanziari crypto che diluiscono il valore delle criptovalute con inflazione artificiale.

Dall’altro lato c’è chi invece sostiene che il divieto priverà gli investitori e i trader di uno strumento utile ad esempio per coprirsi da eventuali perdite provocate da imprevisti sui mercati crypto, visto che questi non sono affatto rari.

Secondo alcuni si tratta di privare gli utenti di un’opportunità di investimento. 

Paradossalmente è persino probabile che entrambe queste posizioni, apparentemente inconciliabili, abbiano un loro fondo di verità.

UK, il divieto dei derivati crypto divide il settore

Infatti, effettivamente è noto che molti investitori retail subiscano perdite a causa di investimenti incauti in prodotti finanziari derivati che non conoscono bene, mentre è sicuramente vero che il ban impedirà loro di sfruttare questi strumenti anche in modo corretto.

Ad esempio, secondo il CEO di Broctagon Fintech Group, Don Guo, la FCA ha inflitto un duro colpo alla libertà degli investitori negli UK, tanto che probabilmente costoro si sposteranno altrove. Infatti la domanda di questi prodotti derivati in realtà continua a crescere. “Certamente crediamo che dovrebbero esserci misure per proteggere i consumatori, ma questa mossa ignora la crescente domanda degli investitori retail di partecipare al settore crypto. A parte il crescente appetito degli investitori, che è in gran parte dovuto alla volatilità del mercato, i trader sono in grado di evitare il fastidio di possedere gli asset e conservarli nei wallet. Al contrario, riteniamo che le cosiddette misure di ‘protezione dei consumatori’ della FCA dovrebbero concentrarsi sull’eliminazione delle società truffa esistenti e sulla priorità dell’educazione dei consumatori, piuttosto che paralizzare le opportunità di investimento e ritirarsi da un’area di crescente importanza nei mercati finanziari”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso l’amministratore delegato e fondatore di deVere Group, Nigel Green, secondo cui l’approccio della FCA a questi strumenti è piuttosto fuorviante.

Infatti, il ban non riguarda l’acquisto diretto di criptovalute, ma solo quello di prodotti basati sui loro prezzi. Green afferma:  “Il regolatore esprime alcune valide preoccupazioni nelle sue nuove regole, che accogliamo con favore e supportiamo. Tuttavia, piuttosto che vietare, la FCA dovrebbe regolamentare il settore, in forte espansione ed inarrestabile”.

Questo mercato, grazie alla sua crescita esponenziale, necessita di un quadro normativo solido e applicabile. Ha bisogno di controllo”.

Inoltre, Green fa anche notare che in realtà la maggior parte delle principali istituzioni finanziarie a livello globale si sta preparando ad offrire crypto desk, e sarebbe questo è il motivo per cui sempre più investitori retail si stanno affacciando in questo mercato.

È probabile in effetti che la soluzione ottimale potrebbe stare in qualche modo a metà strada tra il divieto assoluto, e la libertà assoluta, e forse dovrebbe passare proprio per una regolamentazione più al passo con i tempi. 

La finanza basata su protocolli decentralizzati sta correndo alla velocità della luce, mentre i regolamentatori paiono immobili nel tentativo immane di farla rientrare all’interno delle obsolete normative vigenti.

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