Per i 4 Astaldi la supercedola, affari con Amenduni e Pesenti

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di Andrea Giacobino 19 Marzo 2010 | 09:30
La famiglia Astaldi, che strappò il lavoro della Scuola dei Marescialli dei Carabinieri di Firenze alla Btp di Riccardo Fusi finita nell’occhio del ciclone di “Appaltopoli”, continua a credere nella sua azienda, leader nelle costruzioni, engineering e impiantistica. Nelle scorse settimane, infatti, gli azionisti della Finast, la cassaforte che controlla direttamente…

…il 39,503% della quotata cui si aggiunge un altro 12,525% detenuto tramite la controllata lussemburghese Finetupar Sa, si sono distributi una maxicedola di 2,25 milioni di euro a valere sull’utile netto di 3,37 milioni segnato nel 2008 (nel 2007 il profitto fu di 4,32 milioni) mentre il restante è stato destinato parte a riserva legale e parte a riserva straordinaria. Ma c’è da osservare che nel corso dell’esercizio gli Astaldi hanno ulteriormente ritoccato all’insù la partecipazione nella loro quotata, comprando titoli per un controvalore di 596.955 euro e lo shopping in casa propria è continuato nel 2009 con l’acquisto di altri 84.540 euro di titoli, tanto che ad oggi la quota risulta al 39,534%. Il capitale sociale di Finast di 15,03 milioni è suddiviso fra la madre Francesca Del Torre (33,34%) e i suoi tre figli, Paolo, Pietro e Caterina Astaldi ciascuno con una quota del 22,22%. Nel portafoglio della cassaforte figurano immobilizzazioni finanziarie per 45,51 milioni (erano 44,92 nell’esercizio precedente) dove la quota in Astaldi vale 43,39 milioni, poi c’è il 15,85% di Atmos Wind (a bilancio per 2 milioni), una società che si occupa di energia rinnovabili tra i cui azionisti figurano gli Amenduni, i re veneto-pugliesi dell’acciaio e l’Italcementi dei Pesenti. Tra gli asset di Finast altri titoli per 872.969 euro rappresentano quote nei fondi chiusi Sofipa Equity Fund II e Igi Investimento Quattro: dopo la chiusura dell’esercizio, peraltro, la società degli Astaldi ha rilevato il 44,15% della Crypt Alarm di Roma. Astaldi ha chiuso il 2009 con ricavi totali a 1,868 miliardi (+22,4% sull’anno), un Ebitda a 202,3 milioni (+15,6%), un Ebit a 156 milioni (+17,7%) e un utile netto a 51,5 milioni (+22,4%). La posizione finanziaria netta a fine dello scorso anno, al netto delle azioni proprie, è negativa per 467,1 milioni euro, mentre su base trimestrale si registra una sostanziale contrazione dell’indebitamento (-4,7% ovvero -23,3 milioni euro rispetto al 30 settembre 2009). La struttura del debito si conferma orientata verso il medio/lungo termine, con la prima scadenza significativa da rifinanziare prevista per il 2013. A monte della quotata, invece, la situazione patrimoniale è eccellente come dimostrano gli oltre 30 milioni di riserve di Finast a fronte di un totale debiti di poco superiore ai 3 milioni.
L’articolo completo lo puoi trovare su Soldi,
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