Saras sotto inchiesta per il petrolio dell’Isis: verso lo stato di crisi in attesa di un’Opa?

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di Stefano Fossati 8 Ottobre 2020 | 11:30

Momento difficile per Saras, finita ufficialmente sotto inchiesta in merito alla provenienza di alcune forniture di greggio nel 2015 e 2016. Secondo quanto riportato da Repubblica, le procure di Cagliari e Milano starebbero indagando sulla provenienza di 12 milioni di tonnellate di grezzi lavorati nella raffineria Saras a Sarroch, in Sardegna: il sospetto è che la provenienza del greggio possa ricondurre a organizzazioni terroristiche legate all’Isis e che la società – controllata al 40% dalla famiglia Moratti – abbia frodato il fisco per almeno 130 milioni di euro.

Lo scorso 30 settembre la procura antiterrorismo sarda ha effettuato perquisizioni negli uffici della Saras a Cagliari e a Milano: indagati dai pm Guido Pani e Danilo Tronci i vertici dell’azienda, dal Cfo Franco Balsamo al capo dell’ufficio commerciale Marco Schiavetti. Le ipotesi di reato vanno a vario titolo dal riciclaggio al falso, per finire ai reati tributari.

Massimo Moratti, presidente di Saras

Saras, da parte sua, ha fatto sapere di non aver commesso alcun illecito e di avere fornito tutta la documentazione alla magistratura, a cui ribadisce fiducia e collaborazione. In ogni caso, secondo gli analisti di Equita, la notizia può costituire un “overhang” sul titolo fino all’esito dell’inchiesta. Tuttavia, notano gli stessi analisti, il numero di tonnellate di greggio sotto inchiesta sembrerebbe eccessivo per soli due anni: in un anno Saras lavora circa 14 milioni di tonnellate e con una elevata diversificazione per qualità e provenienza. In particolare, nei bilanci 2015-16 Saras dichiarava una provenienza del greggio dal Medio Oriente rispettivamente pari al 20% e al 34%.

Saras verso lo stato di crisi: Opa in arrivo?

Il momento delicato per Saras – che in Borsa a metà mattinata perde oltre il 4% – non è dato peraltro solo dall’indagine dell’antiterrorismo: nelle stesse ore emerge infatti che la più grande raffineria del Mediterraneo sarebbe vicina alla dichiarazione dell stato di crisi e alla richiesta di cassa integrazione per un numero di addetti ancora da valutare. Ad anticipare la notizia – si legge sulla testata locale Casteddu online – è stato il Partito Sardo d’Azione con un post su Facebook, poi confermato da fonti interne alla Saras e dai sindacati.

Una notizia che accresce l’interesse sulle indiscrezioni riportate ieri da Mf, secondo cui già da alcuni mesi il dossier Saras sta circolando sulle scrivanie di alcune banche d’affari, anche se in estate non si erano affacciati soggetti realmente interessati a una trattativa. Tuttavia, stando ai rumors, negli ultimi giorni un fondo americano avrebbe iniziato a sondare il dossier in vista di un’eventuale operazione che potrebbe sfociare in un’Opa amichevole.

Saras ha chiuso il primo semestre 2020 con ricavi in flessione del 41% a 2,74 miliardi di euro e con un margine operativo lordo in calo del 34%, da 108,8 a 71,7 milioni. In occasione della semestrale la società ha comunicato di avere avviato la negoziazione con le banche per un rafforzamento delle linee di credito a medio lungo termine, oltre alla rivisitazione di alcuni parametri finanziari sulle linee esistenti, in virtù delle mutate condizioni di mercato.

Saras a Piazza Affari negli ultimi 6 mesi

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