Dollaro: Quali le prossime mosse della Fed?

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di Redazione 19 Marzo 2010 | 09:45
Sebbene le price action viste sul mercato valutario indicano che i propri trader sembrano essere nervosi, questo non sembra capitare sui mercati azionari ed obbligazionari, dove sono stati rispettivamente toccati i nuovi massimi annuali e scesi i prezzi dei bond (dunque sono saliti i rendimenti).

Gli FX trader hanno spinto all’insù il dollaro un po’ contro tutte le valute, fatta eccezione per il dollaro neozelandese, contro cui ha cavalcato un rally davvero modesto.

Qual è il motivo alla base di questo apprezzamento a livello globale del dollaro? Noi crediamo che i market mover non siamo stati tanto i dati macroeconomici, quanto un rumor che girava tra gli operatori, secondo il quale la Fed avrebbe potuto alzare nuovamente il Discount Rate durante la giornata di ieri.

Questo non è mai accaduto, ma questa indiscrezione ha portato alla luce una serie di domande circa la possibilità che la banca centrale potrebbe restringere ulteriormente il gap tra il tasso di sconto ed il tasso di riferimento (Fed Funds Rate).

La ragione per cui questo rumor è stato molto discusso, è collegabile al fatto che potrebbe illustrarci i prossimi passi pensati dall’istituto centrale, che potranno essere intrapresi prima di arrivare ad un rialzo del tasso di riferimento principale. Se ricordate, la differenza tra i due tassi sopracitati è che i Fed Funds Rate sono i tassi che le banche si addebitano reciprocamente per i prestiti, mentre il Tasso di Sconto è quello che la Fed carica alle banche commerciali e ad altre istituzioni finanziarie, ammesse alla richiesta diretta, sui prestiti.

Andando ad alzare nuovamente quest’ultimo, facendo così passare il corridoio tra i due tassi da 50 bp (corridoio corrente) a 25 bp, la Fed comincerebbe a normalizzare la sua politica monetaria senza andare ad intaccare direttamente gli households.

Ecco, noi crediamo che una mossa del genere non dovrebbe essere effettuata a sorpresa. Infatti, anche se l’effetto sorpresa è uno dei pilastri concernente i comportamenti di una banca centrale, adesso potrebbe portare troppa volatilità sui mercati e questo non sarebbe d’aiuto all’economia reale, che di tutto ha bisogno al giorno d’oggi, tranne che di grossi strattoni sui mercati finanziari, specialmente su quelli valutari che sono importantissimi per la determinazione dei margini aziendali durante i processi di importazione ed esportazione di merci, prodotti e servizi.

Secondo noi, la Fed potrebbe anticipare questa mossa nella prossima release dello statement del FOMC, e poi passare ai fatti.

UsdCad vs. petrolio

Un breve commento, ora, su quelli che secondo noi non sono stati i market mover di ieri e che probabilmente non andranno nemmeno a modificare in alcun modo i prossimi comportamenti della banca centrale americana: i dati macroeconomici. Come i prezzi alla produzione, i prezzi al consumo non hanno sostanzialmente subito variazioni durante il mese di febbraio e se andiamo a depurare il dato, escludendo i prezzi dell’energia ed i generi alimentari, vediamo come esso sia salito soltanto dello 0.1%.

Questa stagnazione nelle pressioni inflattive pensiamo possa essere temporanea in quanto il prezzo dell’energia (gas e petrolio) è salito significativamente durante questo mese. Buone notizie arrivano dall’indice di fiducia che rappresenta la condizione manifatturiera nel distretto della Federal Reserve di Philadelphia: esso è salito sia rispetto al precedente 17.6, sia oltre le aspettative che volevano un 18.0, andandosi ad attestare a 18.9. Nonostante l’ultima delusione arrivata dalle rilevazioni sull’attività manifatturiera di New York, quelle effettuate nel distretto di Philadalphia sembrano suggerire che la ripresa del settore manifatturiero possa essere sostenibile.

Adesso manca qualche stimolo dall’immobiliare e dall’occupazione e poi, non siamo a cavallo, ma un piede sulla staffa l’avremo messo.

La settimana di trading volge al termine e le novità da segnalare per questo venerdì non sono molte.

Abbiamo ancora una moneta unica che viaggia all’interno del range descritto, più e più volte, senza direzione precisa alimentando ogni giorno che passa l’incertezza e rendendo davvero complesso un trading di posizione. Sino a che questo non sarà definitivamente compromesso quindi si può continuare a considerare i livelli di 1.3535, 1.3440 e la resistenza di 1.38 figura come zone di attenzione.
La particolare tranquillità del dollaro, nei confronti dello yen, fa si che i livelli da osservare siano ancora quelli visti da una settimana a questa parte: parliamo di a 89.60, come livello di supporto, e di 91-91.60, come grossa area di resistenza dinamica.

Il cable si trova, nel momento in cui scriviamo, esattamente su un punto molto interessante, osservando la storia delle ultime quattro settimane di trading. A 1.5190 transita infatti la linea orizzontale che può idealmente dividere i prezzi da una ripresa o da un indebolimento: osservando, tramite un grafico, i massimi del 12 e dell’8 marzo scorso e la tenuta del supporto di due giorni fa sarà tutto più chiaro. La mancata tenuta di questo livello potrebbe condurre il cambio sul minimo di 1.4990.

Abbiamo intuito come 0.9130 sia un buon punto di resistenza per il cambio EurGbp: ciò che non è di facile interpretazione è il supporto. Aiutandoci con le percentuali di ritracciamento di Fibonacci e osservando la tendenza di salita dal minimo di 0.86 figura a 0.9130 appunto, possiamo ricavare che il 50% sia 0.8875 e che il 61.8% sia 0.8810.
È quasi giunto il cambio EurChf al minimo indicato di 1.43 figura, riportandoci indietro nel tempo a ottobre 2008. Consideriamo ancora questo come livello si supporto trovandoci per la prima volta, da mesi, a fornire una resistenza distante più di 200 punti dal supporto, 1.45 figura.

Concludiamo anche oggi parlando del dollaro canadese nei confronti del biglietto verde. Questa volta vorremmo far notare visivamente la relazione che intercorre fra questo cambio, non molto al centro del trading di massa (questo non deve far pensare che non vi siano occasioni di trading, anzi…) ed il petrolio.

Il Canada è uno dei paesi con le maggiori riserve petrolifere (oltre che minerarie) e questo fa si che ad ogni movimento del prezzo del greggio il UsdCad segua con buona precisione la tendenza andando a rafforzarsi quando il prezzo scende e calando quando il prezzo sale. Questo è successo anche negli scorsi giorni, quando il prezzo del petrolio si è riportato sui massimi di 83 ed il tasso di cambio ha rotto il supporto chiave di 1.02 per andare a ricercare minimi inferiori. Ora il cambio si trova di nuovo molto vicino a 1.02, avendo fatto un rimbalzo di una figura dal minimo di 1.0070 e sarà questo livello a chiarire la direzione.

Sino a che, quello che era il grande supporto e che ora è diventato un livello di resistenza, non sarà definitivamente superato continuiamo ad ipotizzare un loonie al di sotto della parità.

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Qual è il motivo alla base di questo apprezzamento a livello globale del dollaro? Noi crediamo che i market mover non siamo stati tanto i dati macroeconomici, quanto un rumor che girava tra gli operatori, secondo il quale la Fed avrebbe potuto alzare nuovamente il Discount Rate durante la giornata di ieri. Questo non è mai accaduto, ma questa indiscrezione ha portato alla luce una serie di domande circa la possibilità che la banca centrale potrebbe restringere ulteriormente il gap tra il tasso di sconto ed il tasso di riferimento (Fed Funds Rate). La ragione per cui questo rumor è stato molto discusso, è collegabile al fatto che potrebbe illustrarci i prossimi passi pensati dall’istituto centrale, che potranno essere intrapresi prima di arrivare ad un rialzo del tasso di riferimento principale. Se ricordate, la differenza tra i due tassi sopracitati è che i Fed Funds Rate sono i tassi che le banche si addebitano reciprocamente per i prestiti, mentre il Tasso di Sconto è quello che la Fed carica alle banche commerciali e ad altre istituzioni finanziarie, ammesse alla richiesta diretta, sui prestiti. Andando ad alzare nuovamente quest’ultimo, facendo così passare il corridoio tra i due tassi da 50 bp (corridoio corrente) a 25 bp, la Fed comincerebbe a normalizzare la sua politica monetaria senza andare ad intaccare direttamente gli households. Ecco, noi crediamo che una mossa del genere non dovrebbe essere effettuata a sorpresa. Infatti, anche se l’effetto sorpresa è uno dei pilastri concernente i comportamenti di una banca centrale, adesso potrebbe portare troppa volatilità sui mercati e questo non sarebbe d’aiuto all’economia reale, che di tutto ha bisogno al giorno d’oggi, tranne che di grossi strattoni sui mercati finanziari, specialmente su quelli valutari che sono importantissimi per la determinazione dei margini aziendali durante i processi di importazione ed esportazione di merci, prodotti e servizi. Secondo noi, la Fed potrebbe anticipare questa mossa nella prossima release dello statement del FOMC, e poi passare ai fatti.Sebbene le price action viste sul mercato valutario indicano che i propri trader sembrano essere nervosi, questo non sembra capitare sui mercati azionari ed obbligazionari, dove sono stati rispettivamente toccati i nuovi massimi annuali e scesi i prezzi dei bond (dunque sono saliti i rendimenti).Gli FX trader hanno spinto all’insù il dollaro un po’ contro tutte le valute, fatta eccezione per il dollaro neozelandese, contro cui ha cavalcato un rally davvero modesto. Qual è il motivo alla base di questo apprezzamento a livello globale del dollaro? Noi crediamo che i market mover non siamo stati tanto i dati macroeconomici, quanto un rumor che girava tra gli operatori, secondo il quale la Fed avrebbe potuto alzare nuovamente il Discount Rate durante la giornata di ieri. Questo non è mai accaduto, ma questa indiscrezione ha portato alla luce una serie di domande circa la possibilità che la banca centrale potrebbe restringere ulteriormente il gap tra il tasso di sconto ed il tasso di riferimento (Fed Funds Rate). La ragione per cui questo rumor è stato molto discusso, è collegabile al fatto che potrebbe illustrarci i prossimi passi pensati dall’istituto centrale, che potranno essere intrapresi prima di arrivare ad un rialzo del tasso di riferimento principale. Se ricordate, la differenza tra i due tassi sopracitati è che i Fed Funds Rate sono i tassi che le banche si addebitano reciprocamente per i prestiti, mentre il Tasso di Sconto è quello che la Fed carica alle banche commerciali e ad altre istituzioni finanziarie, ammesse alla richiesta diretta, sui prestiti. Andando ad alzare nuovamente quest’ultimo, facendo così passare il corridoio tra i due tassi da 50 bp (corridoio corrente) a 25 bp, la Fed comincerebbe a normalizzare la sua politica monetaria senza andare ad intaccare direttamente gli households. Ecco, noi crediamo che una mossa del genere non dovrebbe essere effettuata a sorpresa. Infatti, anche se l’effetto sorpresa è uno dei pilastri concernente i comportamenti di una banca centrale, adesso potrebbe portare troppa volatilità sui mercati e questo non sarebbe d’aiuto all’economia reale, che di tutto ha bisogno al giorno d’oggi, tranne che di grossi strattoni sui mercati finanziari, specialmente su quelli valutari che sono importantissimi per la determinazione dei margini aziendali durante i processi di importazione ed esportazione di merci, prodotti e servizi. Secondo noi, la Fed potrebbe anticipare questa mossa nella prossima release dello statement del FOMC, e poi passare ai fatti.Sebbene le price action viste sul mercato valutario indicano che i propri trader sembrano essere nervosi, questo non sembra capitare sui mercati azionari ed obbligazionari, dove sono stati rispettivamente toccati i nuovi massimi annuali e scesi i prezzi dei bond (dunque sono saliti i rendimenti).Gli FX trader hanno spinto all’insù il dollaro un po’ contro tutte le valute, fatta eccezione per il dollaro neozelandese, contro cui ha cavalcato un rally davvero modesto. Qual è il motivo alla base di questo apprezzamento a livello globale del dollaro? Noi crediamo che i market mover non siamo stati tanto i dati macroeconomici, quanto un rumor che girava tra gli operatori, secondo il quale la Fed avrebbe potuto alzar nuovamente il Discount ate durante la giornata di ieri. Questo non è mai accaduto, ma questa indiscrezione ha portato alla luce una serie di domande circa la possibilità che la banca centrale potrebbe restringere ulteriormente il gap tra il tasso di sconto ed il tasso di riferimento (Fed Funds Rate). La ragione per cui questo rumor è stato molto discusso, è collegabile al fatto che potrebbe illustrarci i prossimi passi pensati dall’istituto centrale, che potranno essere intrapresi prima di arrivare ad un rialzo del tasso di riferimento principale. Se ricordate, la differenza tra i due tassi sopracitati è che i Fed Funds Rate sono i tassi che le banche si addebitano reciprocamente per i prestiti, mentre il Tasso di Sconto è quello che la Fed carica alle banche commerciali e ad altre istituzioni finanziarie, ammesse alla richiesta diretta, sui prestiti. Andando ad alzare nuovamente quest’ultimo, facendo così passare il corridoio tra i due tassi da 50 bp (corridoio corrente) a 25 bp, la Fed comincerebbe a normalizzare la sua politica monetaria senza andare ad intaccare direttamente gli households. Ecco, noi crediamo che una mossa del genere non dovrebbe essere effettuata a sorpresa. Infatti, anche se l’effetto sorpresa è uno dei pilastri concernente i comportamenti di una banca centrale, adesso potrebbe portare troppa volatilità sui mercati e questo non sarebbe d’aiuto all’economia reale, che di tutto ha bisogno al giorno d’oggi, tranne che di grossi strattoni sui mercati finanziari, specialmente su quelli valutari che sono importantissimi per la determinazione dei margini aziendali durante i processi di importazione ed esportazione di merci, prodotti e servizi. Secondo noi, la Fed potrebbe anticipare questa mossa nella prossima release dello statement del FOMC, e poi passare ai fatti.

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