Usa, le discussioni sugli stimoli fiscali spingono anche le small cap

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Avatar di Gianluigi Raimondi 12 Ottobre 2020 | 10:30

I mercati continuano il repricing delle presidenziali Usa, in direzione di una minore incertezza, un minor rischio di contestazioni, e una crescente probabilità di “en plain” Democratico (chiamato anche Blue Whale o clean sweep dagli operatori), con conseguente mano libera in termini di stimolo fiscale da Gennaio in avanti. Nel frattempo, se viene qualcosa, bene, se no ci penserà il FOMC, incrementando lo stimolo monetario, che è stato arrestato nell’ultimo trimestre, come si nota, in maniera senz’altro pressappochista, dando un occhio al grafico del bilancio Fed.

La forza delle small cap Usa

Un corollario del crescente ottimismo del mercato sulla prospettiva di stimolo fiscale è l’improvvisa forza delle small caps. Il Russell 2000, l’unico indice USA mai tornato in positivo da inizio anno, ha messo a segno un rally del 12% in 10 sedute, superando, a differenza degli altri indici, il massimo di inizio settembre.

Chiaramente le aziende di minori dimensioni sono percepite come meno penalizzate dall’aumento della corporate tax che ha in mente Biden (anche perchè fanno molti meno utili) e avendo un business più domestico, più favorite dalla spesa fiscale.

In tema di Small Caps, è interessante uno studio eseguito da Sentimentrader.com in cui si osserva che negli ultimi 40 anni l’indice Russell 2000 ha messo a segno rally di almeno il 10% in 10 sedute solo 20 volte. Per quel che può valere, la performance successiva è stata assai più positiva della media, con in nessun caso un calo a 30 giorni dalla rilevazione, e ottime performance medie a tre e sei mesi.

In altre parole, fasi di entusiasmo verso le small caps come quella di questi giorni normalmente hanno mostrato una forte persistenza, e sono state in generale un segnale positivo, anche per l’S&P 500, anche se non buono quanto per il Russell.

Le speculazioni sul possibile varo di un pacchetto fiscale prima delle presidenziali sono riprese:

  • Politico.Com ha riportato che la Casa bianca è assolutamente determinata a fare un accordo, perchè Trump lo vuole “assolutamente”.
  • Più  tardi Axios ha riportato dichiarazioni del capo della maggioranza repubblicana Mc Connell secondo cui la Pelosi proporrebbe mai un  accordo che i Repubblicani al Senato possano accettare. Per cui un accordo è improbabile perchè non ha senso spezzare il partito a 3 settimane dalle elezioni
  • Infine sono emerse indiscrezioni che Mnuchin avrebbe approntato un piano da 1.8 trilioni, da presentare alla Pelosi, piano che avrebbe ottenuto l’approvazione di Trump,  come successivamente confermato dal Presidente e da Kudlow.

La situazione appare la  seguente. Trump, enormemente indietro nei sondaggi, a questo punto freme per varare un pacchetto. A questo punto i Democratici hanno il coltello dalla parte del manico, e accetteranno solo  un piano di importo e caratteristiche tali che costituisca un assoluta vittoria per loro. I Repubblicani al Senato lo sanno, e siccome pensano che Trump  sia spacciato, preferiscono mirare a tenere la maggioranza li, l’unica battaglia che ancora ritengono di poter vincere. E quindi sono tentati di lasciare Trump al suo destino.

Al mercato non importa granchè. L’idea è che lo stimolo fiscale arriverà  comunque (anche se c’è un rischio, se il Senato resta repubblicano), e nel frattempo la Fed dovrebbe fare da ponte. E nel frattempo, sul fronte tecnico, l’S&P 500 ha infine superato il livello di 3.400 e sembra tranquillamente diretto verso nuovi massimi.

Il Nasdaq 100 sta ottenendo lo stesso risultato con il livello di 11.600, configurando una sorta di testa e spalle rovesciato.

A cura di Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr

 

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