Quando la crescita danneggia i mercati azionari

A
A
A
Biagio Campo di Biagio Campo 24 Marzo 2010 | 10:45
I dati sui paesi emergenti dal 1988 al 2007 mostrano gli indici fermi con un Pil al 6%, ed un ritorno del 40% con un Pil al +2,5%. Spesso si commette l’errore di pagare eccessivamente la crescita.

A differenza di quanto comunemente si ritiene, la crescita economica non garantisce sempre performance positive sui mercati azionari, ma per evitare che lo sviluppo del settore reale non porti agli azionisti rendimenti minori, è necessario che la struttura dei sistemi finanziari sia in grado di generare valore per gli stakeholder.
Con Matthew Vaight, gestore del fondo M&G Asian fund, osserviamo quali sono le ragioni che, come evidenziato dal grafico, portano i mercati azionari ad avere una correlazione non lineare con il settore economico, ed analizziamo le peculiarità dell’Asia. Il periodo 1988-2007 preso in esame evidenzia, per l’area dei mercati emergenti, che ad una crescita del prodotto interno lordo in termini reali superiore al 6%, il rendimento reale delle azioni è stato nullo, mentre un più modesto incremento del pil del 2,5%, ha portato ad una performance dell’azionario di poco inferiore al 40%. 

“La storia ci insegna che i paesi con la crescita più alta hanno segnato i rendimenti più bassi sui mercati azionari”, un risultato che sembra contro intuitivo, ma ci sono due buone ragioni per questo. Innanzitutto, “lo sviluppo economico non ha sempre creato valore per gli azionisti e in secondo luogo gli investitori hanno l’abitudine di sovra-pagare la crescita”. Comprendere queste inefficienze è il cuore della gestione attiva.

A causa del forte progresso in atto in Asia, “le aziende della regione hanno un track record misto in termini di corporate governance e di soddisfazione delle esigenze degli azionisti”. Molte società hanno ampliato il proprio business senza generare un adeguato ritorno sul capitale affidato loro. Questa attitudine indifferente ai rendimenti mostra una “vistosa incuranza per gli interessi degli azionisti e gli investitori sono stati delusi dalla diffusa distruzione di valore”.

Tuttavia la situazione sta cambiando; “in Asia sta prendendo piede una rivoluzione nella corporate governance e ritengo che questo, e non la crescita economica, sia il fattore di maggiore interesse per i risparmiatori”. Un numero sempre maggiore di aziende comincia a riconoscere il concetto di valore per gli azionisti ed a rendersi conto del fatto che soddisfare le richieste degli investitori è parte integrante della partecipazione nei mercati finanziari. Infatti, la creazione di valore, il rendimento in eccesso sul costo del capitale, si è dimostrato un buon indicatore di performance azione/prezzo nel lungo termine; le società che hanno generato il maggior valore per gli azionisti sono state ricompensate dal mercato con i migliori giudizi. “La sfida per noi gestori è identificare quei titoli il cui potenziale di creazione di valore non è ancora pienamente prezzato”.

L’attrazione degli investitori per il guadagno e la loro tendenza a rincorrere i trend, portano talvolta ad ignorare le valutazioni, e per questo alcune società molto popolari raggiungano livelli non giustificati dai fondamentali. Mentre la crescita proficua è una strategia che le aziende dovrebbero perseguire, “gli investitori dovrebbero sostenere queste imprese solo se le rispettive aspettative di sviluppo da parte del mercato sono abbastanza basse, per evitare che vengano deluse, con conseguenze negative per la performance azione-prezzo”. La valutazione è un elemento cruciale nel determinare i rendimenti azionari e gli investitori non dovrebbero mai ignorarla.
 

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Top 10 Bluerating: Belgrave CM bis nell’Asia Pacifico

Top 10 Bluerating: Invesco è la regina dell’informatica

Mercati, ipotesi cambio di regime

NEWSLETTER
Iscriviti
X